Sì, ma come funziona lo SCEC?

Lo SCEC è emesso a credito. La moneta che usiamo normalmente è invece emessa a debito.

Lo SCEC non è una moneta. Ma sta facendo cose che la moneta che usiamo tutti i giorni non è in grado di fare.

E’ frutto di un patto tra cittadini, laddove invece la moneta è frutto di un patto tra banche, stati e cittadini (che poco ne sanno, invero).

Si fa filiera corta insomma, si saltano gli intermediari.

Cosa vuol dire che è emessa a credito? Vuol dire che è una rivoluzione.

Per chi ancora facesse fatica a pensare che questo accanirsi contro il debito non è il rifugio di fannulloni, linko un articolo di Pierluigi Paoletti, che di ArcipelagoSCEC è il presidente “carciofo”, ovvero quello che ha l’onore…di sbattersi più di altri, cercando di coordinare gli sforzi, in attesa che volenterosi diano a loro volta una mano nella guida di quella che è una comunità nuova che sta nascendo, cercando regole nuove, al di là della logica di sopraffazione, tipica di un’economia a debito.

http://www.centrofondi.it/wp/?p=615

Per i più pigri, questo breve video, sugli stessi concetti.

Bene. Appurato che il sistema finanziario ci dà qualche problema, vediamo perchè lo SCEC dovrebbe cavarci d’impiccio.

Pur non essendo una moneta, nasce con la funziona di misurare un valore. Un valore che attualmente non è preso in considerazione dal nostro sistema.

Questo valore è la solidarietà. Misurandola, le si attribuisce valore.

Lo SCEC misura la solidarietà che una comunità di persone decide di avere, e aiuta la comunità a raggiungerla.

Il meccanismo è semplice: all’atto dell’iscrizione all’associazione si ricevono 100 SCEC. Gratuitamente, ovvero a credito. Solo ai soci accettatori si chiede un contributo (10 euro, e 10 SCEC all’anno), per aiutare almeno un poco nelle spese di gestione del progetto.

Questi 100 SCEC hanno un valore di 100 euro, ma si possono spendere presso i negozi associati solo in una percentuale del prezzo, che solitamente va dal 10% al 30%.

Ovvero, se vado al ristorante, e questo ristorante partecipa al circuito, deciderà per esempio di accettare SCEC al 20% del prezzo. Questo vorrà dire che la cena che prima pagavo 20 euro, posso pagarla solo 16 euro + 4 SCEC.

E’ come se il ristoratore facesse uno sconto del 20%. E lo sconto, essendo riduzione del prezzo, è come fosse un dono, no? Bene, l’ammontare di questo dono, il 20%, viene misurato dagli SCEC, e questo dono acquisisce valore, perchè viene misurato, e può a sua volta circolare, andando a misurare altri doni.

Il ristoratore a questo punto dovrà comprare i prodotti per la sua cena, e invece che prender il pomodoro dal Cile a 2 euro al chilo, può prender per lo stesso prezzo i pomodori del vicino, che non costeranno più 2,5 euro al chilo, ma 2 euro e 0,5 SCEC, con una percentuale di accettazione al 20%.

E’ come se nello SCEC ci fosse un microchip che “dirotta” gli acquisti in direzione di consumi più sostenibili, e di qualità.

Al crescere del circuito, crescerà la quantità di beni e servizi scambiati nel circuito di aderenti, dunque ci saranno altre distribuzioni, per coprire questo aumento di scambi.

E’ come se ricevessimo un reddito supplementare, da spendere nella solidarietà verso altri aderenti, agganciando anche l’euro alla spesa sul territorio.

Succede così che, quasi inconsapevolmente, ci stiamo sottraendo alla logica del debito. Quel che sta succedendo, infatti, è che ci stiamo scambiando i beni ed i servizi che produciamo usando anche una misura di valore della solidarietà, un valore, finalmente, UMANO.

Dal denaro al donare, come c’è scritto sugli SCEC. E’ la messa in opera delle intuizioni degli “economisti del dono”.  Kropotkin con il suo “mutuo appoggio”, Godbout con il suo “lo spirito del dono” certo, ma anche il signor Carmelo, che sapeva bene che se aveva tante zucche  nel suo campo, ne donava un po’ alla signora Vanda, che a sua volta un domani gli avrebbe dato un po’ delle ciliegie del grande albero del suo giardino.

Gli economisti del dono si resero conto che il valore dei doni reciproci tende ad equivalersi, e dunque si può fondare un sistema che regge sulla cooperazione, quando è una vita che ci dicono che la competizione è l’unica via.

Il progetto di ArcipelagoSCEC nasce per liberarci dai meccanismi che ci condannano alla scarsità ed alla competizione, ridando ossigeno alle piccole e medie imprese, alle botteghe di quartiere e all’artigianato di qualità, abbassando i prezzi delle merci degli aderenti, dunque aumentando il giro di clientela, in un circolo virtuoso che li porterà a loro volta ad alimentare il sistema.

Naturalmente, lo SCEC è semplicemente uno strumento, che da solo poco potrebbe fare contro gli enormi danni causati negli anni da questo sistema malato. C’è da ricostruire le filiere di produzione, riappropriarci dei mestieri, riprendere ad incontrarci in piazze non solo virtuali, e c’è tanto da fare. Gli SCEC possono oliare i meccanismi, e nutrire le iniziative che ci spingono verso una transizione, ma non si può pretendere da un pezzo di carta che ci risolva la vita, non facciam l’errore che già abbiamo fatto col denaro di sempre!

I progetti di ArcipelagoSCEC sono altri ponti verso il futuro che vorremmo.

Ma per oggi è sufficiente…alla prossima puntata 🙂

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Categorie: Approfondimenti, Uncategorized | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “Sì, ma come funziona lo SCEC?

  1. Ester

    Davvero davvero interessante!
    Una lode a chi ha cosi’ tante idee…
    A presto
    Ester

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