Wild Children Transition Camp

Siamo genitori “in transizione” da un modello di società che reputiamo disfunzionale ad uno più in sintonia e connesso con il Pianeta. Ma ….. i nostri figli ? Dopo tutto saranno loro i principali beneficiari se dovessimo riuscire a realizzare questo bel sogno e in futuro anche attori  nel prendersi a loro volta la responsabilità e passarla alle successive generazioni.

In effetti, tanti di noi fanno riflessioni in merito a educazione e come supportare nella crescita i nostri piccoli futuri adulti. Dal altro canto i nostri figli, di qualsiasi età essi siano, sono comunque figli del loro tempo e della società attuale – con tante affezioni comuni ai loro coetani: Gormiti, Pokemon, Play Station e quant’altro. Come quindi offrire loro dei spunti diversi e una connessione con la natura e il “selvatico” – (anche a livello interiore)?

Senza pretesa alcuna, nasce dalla sintonia tra noi come genitori, la voglia di sperimentarci in un’idea, un sogno: fare un campo estivo per e con i nostri figli – che abbiamo voluto baldanzosamente chiamare “Wild Children Transition Camp”.  “Wild” in quanto i nostri figli hanno un non so che di selvatico e indomabile – forse proprio anche come espressione di un “deficit di natura” indotto dai consueti ritmi scolastici (fino otto ore di tempo pieno in classe, spesso seduti). Tanto che probabilmente ci potranno mettere un po di tempo per disintossicarsi prima di riuscire ad apprezzare dei bei paesaggi, un bosco, un ruscello o il profumo delle erbe selvatiche.

Vediamo quindi le idee di massima (a cui si aggiungeranno altri dettagli man mano che la co-progettazione tra genitori coinvolti procederà) di questo “Wild Children Transition Camp”:

Quando: dal 15 al 26 agosto 2012 (le date potranno comunque avere una certa flessibilità).

Dove: presso una cascina nella località Martignon (Comune di Donato, sopra il tracciolino che va dalla Bossola ad Andrate), in un ambiente di margine, tra ambiente antropico e regno della natura. E come sanno bene i permacultori, ai margini succedono le cose più interessanti …

Come: è in completa autogestione, i genitori coinvolti progettano e coordinano sia la logistica che le attività. Si dormirà in camerata, nel fienile oppure in tenda. Si cucinerà e si mangerà insieme.

Cosa: Ci piacerebbe passare dei giorni indimenticabili facendo cose che ci piacciono e dove tutti noi abbiamo possibilità di apprendere qualcosa di nuovo.

– creare bellezza (attività artistiche varie, landart, ecc.)

– seguire i ritmi degli elementi (attività dedicate a “fuoco”, “terra”, “aria” e “acqua”)

– imparare piccole pratiche di sopravvivenza (“primitive skills”) come riconoscere e cucinare le erbe selvatiche,
orientamento, ecc.

– rituali (cerchi di condivisione, ringraziamenti, ecc.)

– ascolto e osservazione della natura

Per chi: Per genitori con figli tra i 6 e i 12 anni. Siamo già un gruppetto – ma eventualmente, fino a un ragionevole limite logistico, ancora qualcuno potrebbe aggiungersi se vuole a questa avventura condivisa. Contattate il coordinatore Rinaldo per info a rinaldo(at)zorzi.org.

Citiamo una recensione del libro di Robert Louv “L’Ultimo bambino nei boschi” come una delle fonti di ispirazione:

Si abita, a volte, in un posto con il corpo, con l’anima, però, altrove. Può verificarsi, per un adulto, di vivere una profonda crisi d’identità con la propria città. Di non avvertire più l’attaccamento alla sua “terra”; un sentirsi estraneo in un ambiente ritenuto amico. Un aspetto negativo per l’individuo ma anche per il paesaggio circostante, perché non riceve più il contributo di un suo vecchio inquilino.

Può capitare, però, a maggior ragione, ad un bambino: se non percepisce come suo l’ambiente che lo circonda, se non gioca con la terra che calpesta, se non rotola tra l’erba, se non s’innamora di un angolo del proprio paese (un ruscello, una quercia, le curve di una collina, un prato di margherite, un giardino di limoni, un bosco, uno spazio verde…), non avrà, nel corso della sua vita, nessun attaccamento per i suoi luoghi. Se non instaura un legame psicologico, biologico, sentimentale, con il proprio paesaggio, non ricercherà gli effetti benefici che la sua “terra” può dare.
Il bambino che cresce senza natura potrà avere dei disturbi, proprio da “deficit di natura”. Ma a essere danneggiato sarà lo stesso ambiente.

Senza un attaccamento per le sue radici, quel bambino divenuto ragazzo e adulto, non si accenderà di passioni se la collina sarà tagliata, se un corso d’acqua sarà strozzato, se il bosco sarà incendiato, se un edificio scolastico sarà circondato da cemento, se il mare perde i suoi colori, se l’aria si inquina…

Il “deficit di attenzione” e “l’iperattività”, spesso, sono affrontati con la somministrazione di psicofarmaci. Si tratta, invece, di disturbi da “deficit di natura”. Un malessere profondo degli adolescenti dell’età tecnologica. L’essenziale rapporto con la natura è sostituito da ore trascorse davanti a tivù e videogiochi, nel chiuso di una stanza. Solitudine, vita sedentaria, assenza totale di attività all’aria aperta e di contatti con il verde producono obesità, disattenzione, svogliatezza, aggressività, depressione, ansia, noia.
Richard Louv tratta questi temi, e altri, con stile rigoroso ma semplice, nel suo libro dal titolo stuzzicante “L’ultimo bambino nei boschi”, che ha un sottotitolo esplicativo “Come riavvicinare i nostri figli alla natura” ed ha un’acuta prefazione di Silvia Vegetti Finzi, docente di Psicologia Dinamica.
L’apprezzato ricercatore americano invia un forte messaggio pedagogico a genitori e ad educatori: gli adolescenti devono recuperare il rapporto con la natura.

Il lavoro di Louv è un ottimo manuale: suggerisce progetti e ipotesi di lavoro, riporta esempi. Nelle mani di intelligenti operatori della scuola è strumento di lavoro pragmatico, oltre che essere un serio studio teorico di psicologia e pedagogia.

È indicato anche per quanti hanno responsabilità di governo delle città, politici e amministratori, urbanisti e architetti: soggetti che, anziché disegnare paesaggi spettrali e sfigurati, sono desiderosi di realizzare centri abitati, tecnologicamente ed eticamente all’avanguardia, idonei a riavvicinare bambini e adulti alla natura.

Per non allontanarsi dalla bellezza.”

Partiamo con tanta ispirazione e voglia di fare questa bella iniziativa e vediamo cosa succederà.

Naturalmente non mancheremo di raccontare in seguito come sarà andata – ma con molta probabilità sarà stata un’occasione di ancora maggiore apprendimento di noi come adulti che non per i più piccoli. Sempre che riusciremo a sopravvivere a questa esperienza e non saremo legati agli alberi dai pargoli (smile) …….

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Categorie: Esperienze, Iniziative | Tag: , | 5 commenti

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5 pensieri su “Wild Children Transition Camp

  1. E’ una bellissima iniziativa, complimenti.

    L’estate scorsa ho allestito un accampamento con grande tenda tipi in un remoto montano luogo naturale e selvaggio, per la tribù diciassettenne di mio figlio e dei suoi amici.

    Poi li ho lasciati lì, soli, senza ansiose madri cuciniere, internet, linea telefoninica, automobili e modernistici confort vari, ma con legna da raccogliere. storie e allegria da condividere intorno al fuoco, acqua di pioggia e di sorgente, buio della notte e cielo stellato, capriole nei prati, a gustarsi il “selvatico”.

    Sono sopravvissuti senza danni, e gli è piaciuto molto, e quest’anno mi hanno chiesto di ripetere l’esperienza.

    Puoi vedere qualche immagine qui: http://www.panoramio.com/photo/58071602

    Così auguro a voi altrettanta felicità.

    Giovanni

    • ellenbermann

      Wow Giovanni !
      Che bel racconto – quasi una sorta di iniziazione per i diciasettenni …
      La ns tribù è un pochino + giovane (sotto i 10 anni) per cui non li lasceremo soli soli – ma come mamme (e papà) sarà comunque anche occasione per lavorare su noi stessi e lasciare da parte le consuete ansie.
      Grazie per questa testimonianza, Ellen

  2. monica carla

    Un anziano ke traghetta nella società adulta i giovani….bellissima immagine un’iniziazione “maschile” si dovrebbe pensare anke una “femminile”…le madri anziane non tutte sono “ansiose”…caro Giovanni,la visione deve essere più ampia e la tribù deve contemplare ogni ruolo e appartenenza…Bravo e complimenti, ma la tua selvatikità sarebbe più selvatika se interiorizassi e agissi la relazione tra maschile e femminile con meno “preconcetti o strascichi di ferite”..qst mie parole senza giudizio ma solo x testimoniare la mia sincera approvazione x il tuo gesto,ma con una piccola critica …femminile…

    • ellenbermann

      Cara Monica, a dire il vero non sono riuscita a vedere questa preponderanza al “maschile” nella storia di Giovanni e non ho provato i medesimi disturbi che hai sentito tu. Forse perché mi viene difficile esprimere un giudizio così complesso solo da pochi elementi come le foto e un commento scritto. Secondo me Giovanni ha raccontato la “sua” storia, senza pretese di generalizzare che tutte le mamme sono ansiose (magari lo erano gran parte di quel gruppo – chi lo può dire). Potrei anche immaginare che molti dei partecipanti fossero di sesso maschile (trattandosi degli amici del figlio) per cui ci sta anche che ci sia stato il passaggio dell’energia maschile dai padri ai figli. Ciò non toglie nulla al posto importante che spetta anche alla necessaria energia femminile che serve per creare un mondo equilibrato e gilanico (come propone Riane Eisler ne “Il calice e la spada”). Penso sia importante riflettere anche su come comunicare (per permettere alla femminilità di emergere anche dalle nostre parole) – per creare unione e non ulteriore divisione e ferite …. Grazie anche per il tuo contributo, Ellen

  3. @ Monica: Condivido che la tribù contempli ogni ruolo e appartenenza, e se la mia maschilità ti ha recato disturbo ti chiedo scusa, non era mia intenzione.
    Ma resta vero che le ansiose madri cuciniere esistono, e mi sono lasciato scappare quella frase per stimolare una riflessione sulla bellezza di un momento liberato dagli amorevoli materni assistenzialismi, che non sono sempre un bene.

    @ Ellen: soli soli no, dieci anni sono ancora pochi per questo, ma un controllo che lascia spazio a fiducia e provvidenza (quello che una volta chiamavamo”l’angelo custode”) ha da essere proporzionato con l’età, e dieci anni sono buoni per cominciare.
    Apprezzo l’energia femminile, e apprezzo il lavoro che stai facendo.

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