Dalla frammentazione all’integrazione

In questo momento critico non è facile per le città svilupparsi in maniera sostenibile e responsabile. Ci sono delle motivazioni fondamentali, che dipendono dal contesto e dalle popolazioni locali. L’unico modo per lavorare con una visione a lungo termine è considerare, sin da subito, la progettazione di spazi pubblici più vivibili. Il vero fine è tollerare le differenze fra i pezzetti di società, che ormai si stanno sempre più frantumando, e cercare di raggrupparli con la vita, l’energia delle persone. Abbiamo bisogno di spazi per confrontarci, immaginare, sognare, progettare insieme, provando a svecchiare l’alone opaco, che permane sulle nostre città, quindi sulle nostre vite. Rendendo i cittadini protagonisti attivi, non più trattati solo come target di consumo (Italia reloaded, ripartire con la cultura, 2011).

Nel momento in cui le persone si riuniscono per progettare insieme un miglior posto in cui stare, viene da sé anche la creazione di legami che sbloccano le insicurezze e le problematiche sociali che stanno alla base della paura del prossimo (La solitudine del cittadino globale, 1999). Inoltre, si crea indirettamente una rete di responsabilità, anche in campo ambientale. Tutti avranno voglia di vivere in un ambiente salubre e piacevole e di continuare a farlo.

Questo prevede dei processi, che possono realizzarsi soltanto con una collaborazione fra le parti. È inutile competere. Dobbiamo allearci per affrontare a testa alta questa crisi, che non è più soltanto economica, ma anche ambientale e sociale.

Forse, anche tramite l’integrazione fra le diverse parti sociali che ci vivono più vicine, possiamo iniziare questo processo. Pensiamo alla distanza che esiste fra i giovani e gli anziani, soprattutto qui in Italia. Gli anziani hanno un capitale enorme sotto ogni punto di vista: tempo, esperienze, competenze, ecc.. che la nostra società non sostiene. Anzi, vengono visti  come un peso da mantenere. Allora, mi rivolgo proprio a chi pensa in questo modo: organizziamo delle attività che ci permettano di “sfruttare” questo potenziale così importante per tutti.

Stiamo lavorando su un progetto che ci permetta di scambiare le competenze, il tempo e le esperienze degli anziani, con l’acutezza, la curiosità e la passione per la tecnologia dei giovani ragazzi. Quale modo migliore di imparare esiste, se non praticando?

Se siete anziani, pensionati o persone che hanno un mestiere da insegnare e avete voglia di mettervi in gioco e imparare, scrivete anche direttamente su questo blog!

Il nostro obiettivo ultimo è legare assieme più necessità: il bisogno di vivere in un posto più bello e più salubre, avere la possibilità di lavorare, di conoscere persone, di sentirsi rispettato, coinvolto nella società, ecc… Permettendo all’ecosistema urbano di evolversi.

Micaela Marino

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