Diario di una contadina di montagna molto speciale…

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MAURA, VIVE IN VALLE ELVO SUL TRACCIOLINO ORMAI DA OLTRE 10 ANNI. EX INSEGNANTE, E’ UNA CONTADINA DI MONTAGNA CHE PRATICA L’ORTICOLTURA SINERGICA (SECONDO EMILIA HAZELIP). UN VERO POZZO DI SAPERE! IN QUESTA PAGINA TROVATE  IL SUO DIARIO DOVE ANDARE A TROVARE PREZIOSE INFORMAZIONI SPESSO DIFFICILI DA REPERIRE SUI TESTI. UN’ULTERIORE DESCRIZIONE A QUESTO LINK

18 Marzo 2014 MAURA
Va bene rivoltare la terra in luna vecchia , ma coprila perchè è previsto un ritorno di freddo. In tutti i casi se copri la terra tieni meglio sotto controllo le erbe infestanti. Ma sono realmente infestanti? Oggi ho fatto un giro in due orti e quest’anno per via della molta neve, le coperture di paglia sono andate via scivolate nel bosco. Progettavo come ricoprire il tutto…poi ho visto le mie api volare su una “infestante “in fiore (il lamio) e mi son detta ..poverine hanno così poco per nutrirsi : lasciamo questo fiore per loro. Poi… il tarassaco com’è fresco e tenero , poi l’acetosa ancora piccola, il piattello, il trifoglio , il centocchio dolcissimo e la piantaggine
Sono finite tutte queste infestanti in padella con cipolle, olive e formaggio di pecora piccante ! Le infestanti : un delizioso stufato!! Con contorno di riso bollito. In genere prima di ricostruire gli orti in primavera,(da me sono sempre disastrati perchè sono in pendenza)raccolgo le buone erbe per risotti sfornati , brasati , tutto naturalmente senza carne: scusate ma sono vegetariana.

18 Marzo 2014 MAURA
Ho perso un po’ il conto, ma io sono qui venite quando volete !! Giovedì con Coretta si piantano le cipolle e gli agli. In pianura li piantavo in novembre. Anche in montagna ho piantato tutti i bulbi da orto o giardino entro novembre, ma l’anno scorso non sono riuscita e quindi li pianto adesso in luna calante, se proprio non riesco : nei giorni “che la luna non comanda” ovvero i 3 giorni della luna nera.
Coretta ha già preparato il suo orto secondo il metodo sinergico con mie aggiunte, frutto di esperienza di coltivazioni in montagna. L’aggiunta consiste in buche di letame e compost per ortaggi freddolosi : zucche, zucchine, melanzane , peperoni. Ho scoperto che lo stesso metodo viene eseguito da un coltivatore , credo se ben ricordo, andino. Le patate saranno coltivate sulla terra senza vangare il campo. Come ? Al momento opportuno…in aprile. Ora bisognerà procurarsi sfalcio di felce , o fieno vecchio (per via dei semi che non devono germinare) oppure paglia o di grano o di riso. Per le patate se non c’è altro vanno bene anche i cartoni, ma il campo risulta un po’ “sgradevole ” alla vista. Ma il fine giustifica il mezzo.

19 Marzo 2014 MAURA
Oggi sono andata a far visita al primo orto sotto casa. A dire il vero non è il primo ma il terzo in ordine di fondazione. Un ammasso di sterpaglie e macerie 5 anni fa, ma ora un fragoleto e verdure ad uso quotidiano.
Dicevo…che l’orto mi chiamava e mi esortava a prendere coscienza che era in un pessimo stato dopo tanta neve invernale. Mi sono detta: la luna è giusta (calante) per i trapianti e quindi cosa si può fare? Nell’orto numero quattro l’estate scorsa si sono disseminati da soli i cavoli neri. Hanno resistito tutto l’inverno perchè non dare loro la possibilità di sopravvivere e moltiplicarsi in una bella grassa aiula? Fukuoka da contadino pigro, esortava a lasciar fare la natura ed assecondarla ed io che non son pigra, ma sempre con tanto da fare, molte volte lascio che Lady Gaia faccia il suo lavoro e le vado dietro per raccogliere, trapiantare o disseminare in modo spontaneo. Così a volte mi capita che in un autunno tiepido come l’anno scorso, mi trovi nell’orto l’insalatina tenera della primavera precedente autoprodotta da Madre Terra. A volte si fanno certe confusioni, tra tempi di semine e raccolti!!!
Dicevamo sono andata nell’orto ed era tutto un tripudio di erbe giovani, violette, primule e lamio e tra questi fiori danzavano farfalle gialle , le mie care api e qualche bombo. Oggi dovrebbe essere il giorno del risveglio dei serpenti, ma al momento tutto tranquillo : solo lucertole. E’ tutto così bello e armonico , perchè violare l’intimità di questo orto? Con la mia cagnolina sempre a fianco ho osservato dove al momento intervenire senza disturbare e così ho scelto una “brutta aiula” ed ho iniziato il lavoro. In questo periodo uso lo “zappone” per stradicare soprattutto la gramigna e poi pettino e liscio con il rastrello di ferro. Ho solo strumenti agricoli a mano , perchè così si usa nell’agricoltura naturale per non danneggiare la fertilità del suolo. Ho dovuto anche imparare ad usare la falce per tagliare rovi e felci. Ho sempre molta difficoltà con il taglio dell’erba, ma a quella ci pensano le mucche del mio vicino. A loro l’erba e a me il buon latte per fare qualche piccola toma. Dunque ho preparato l’aiula , ho trapiantao il cavolo nero ed anche due piante di garofanetti profumati che avevo riprodotto l’anno scorso per divisione di cespo, ho coperto il tutto con un giornale per ripare le piantine dal sole innaffiandole prima con un po’ di macerato di ortica dell’estate scorsa. In un angolo ho sistemato al coperto le giovani piante di melissa, che si riproduce da sole da 10 anni, per gli ospiti che vorranno adottarle.
Prima di lasciare il mio orto ho benedetto la Madre. Grazie, ti voglio bene. Io e te siamo uno.

20 Marzo 2014 MAURA
Da sabato a martedì dovrebbe piovere o una leggera nevicata. In quei giorni di pioggia cerco di mettere a punto un lavoro energetico per aiutarci nelle coltivazioni.
Oggi con Coretta abbiamo messo a dimora cipolle e aglio. Coretta dovrebbe scrivere il diario odierno, se non riesce lo farò io. Lo scopo è avere un piccolo libro da usare inter-nos come promemoria dei lavori e interventi risanatori dell’energia divina in loco.
Grazie e a presto
Maura
P.s. Per i dolori massaggio con olio di arnica.
Se invece vuoi fare un prodotto casalingo : rosmarino macerato in olio (il ricino non irrancidisce). Altro rimedio : un bagno caldo con sale o bicarbonato. Ma di rimedi ce ne sono tanti nel mondo della natura!

20 Marzo 2014 MICAELA
Sì arnica tutta la vita 😉
Ok io sto ancora ripulendo… dici che devo coprire la terra che ho ripulito in sti giorni visto che verrà freddo o lascio così? Mi spiace per i lombrichi e i suoi amichetti ehehehe

21 Marzo 2014 MAURA
Non ti preoccupare per i lombrichi , si rintanano dove la terra è più calda ed i loro amichetti sono esperti in sopravvivenza.
Se la terra è scoperta è meglio coprirla perchè acqua e gelo come anche il sole la impoveriscono dilavandola o bruciandola.
La terra va sempre tenuta coperta con copetura secca (paglia o altro) o verde es: trifoglio ladino per le graminacee oppure spinaci. La semina in tardo autunno degli spinaci serve anche in primavera per ottenere un tappeto verde per l’orto. Lo spinacio è una pianta amica e non entra in competizione con altri ortaggi.Io ho sperimentato a questo scopo anche le bietole. Ne ho sempre tante perchè si disseminano da sole, in mezzo ho seminato l’anno scorso, fagioli e pomodori. Giusta consociazione è il fagiolo nano e il pomodoro. Non sono piante avide di nutrimento anzi lo cedono alla terra. Diventano nutrimenti per la terra , se tu dopo la raccolta dei frutti , lasci marcire tutta la pianta senza sdradicarla. Amico del pomodoro è :la calendula, il tagete e la boraggine, ma anche cipolla e aglio. Il tagete adesso lo uso poco, perchè ho molta calendula e boraggine che si disseminano da sole. Io sperimento il più possibile la disseminizzazione spontanea : oggi ad esempio ho trapiantato una parte dei cavoli che sono nati da soli. Ho in fioritura le cime di rape. Il seme dei cavoli è rimasto al caldo sotto la copertura di fieno tutto l’inverno ed ora, con molto anticipo ,ho le piante nuove all’aperto. Speriamo nella clemenza del clima, ma sono ortaggi molto resistenti alle intemperie. Anche le mie piante di carciofi sono vive. L’anno scorso ho avuto un maxi raccolto di 4 carciofi , ma non dimentichiamoci che sono a 1000 m di altitudine. Poi come dice il proverbio: chi si contenta: gode. Ed io ho goduto di una frittata di carciofi.
Un abbraccio contadina della Valle Elvo !

21 Marzo 2014 ELLEN
Ciao,
Questo weekend tiro su la consolida dal ns giardino di Carimate. Se qualcuno ha bisogno dei rizomi me lo faccia sapere.
La consolida (symphytum officinale) e’ una pianta da mettere secondo me in ogni orto. Pianta erbacea, commestibile e medicinale (cura ferite e traumi), e’ tra l’altro un bioaccumulatore eccezionale da usare come macerato o come pacciamatura. Maggiori info sulla consolida le trovate per esempio qui:
http://it.m.wikipedia.org/wiki/Symphytum_officinale
Ellen

21 Marzo 2014 MICAELA
Io lo prenderei volentieri! mi spieghi però come si usa ;)?

22 Marzo 2014 MAURA
Diciamo che si usano foglie e radice. La radice come tutte le radici si estirpano in autunno e si essiccano al sole tagliandola per il lungo. Le foglie all’ombra.
Infuso
Polvere
Tintura
Uso esterno
interessante l’uso nelle fratture. Benefici nei reumatismi, artrosi e gotta. Cresce spontanea in luoghi erbosi ed umidi ai margini di boschi e stagni. Da me non l’ho mai vista. Penso che altre notizie le troverai in internet.

22 Marzo 2014 DANIELE
Uh, come mi dispiace essermi unito a questa conversazione solo ora… quanti spunti e quante braccia pronte a lavorare in mille orti!
Ne parlavo giusto con Alberto l’ultima volta che ci siamo visti al Piazzo a inizio settimana e sono d’accordo con lui .. se ci organizziamo e collaboriamo e ci aiutiamo a vicenda facciamo un terzo della fatica, ci divertiamo il doppio e mangiamo tutti coi frutti del nostro lavoro comune in giro per il Biellese!
Io sto iniziando un piccolo orto e frutteto coi bambini delle scuole elementari di Ronco Biellese…ancora in fase iniziale, farò un paio di lezioni di teoria e poi li porto nell’orto: buone sementi e un aiuto a lavorare inizialmente la terra sono i benvenuti!
ciao!
D

23 Marzo 2014 CORETTA
Ciao a tutti gli Ortolani!
Messaggio per tutti: chiunque abbia necessita di letame o terra concimata, io la baratto volentieri! Con cosa? Semi, piantine, piante da frutto quello che avete. Dovete solo venire con un bidone o sacchi per caricare la terra. Lascio mio numero di cell 3358190395.
Giovedì mattina sono andata da Maura: abbiamo raccolto le coste che l’orto aveva ancora e delle patate, poi girato la terra, nutrita con un poco di letame e rastrellato il tutto, lasciando quelle che per me erano erbacce ma invece, ho imparato che sono preziose per la terra!
Su quel terreno abbiamo seminato cipolline bianche, rosse, gialle e sui bordi, attorno, l’aglio, lasciando una zona scoperta dove in secondo momento, se non ricordo male, pianteremo i pomodori, quelli russi che sopportano il clima di montagna.
Ho scoperto che il Prato nasconde tanti tipi di erbe commestibili, wow! Tornata a casa le ho lavate, tritate e fatto un pesto per la pasta che è stata gradita.
Maura, ho dimenticato qualcosa?
La prossima settimana se qualcuno vuole salire da Maura possiamo organizzare insieme. La nostra intenzione è di seminare gli ortaggi a seconda dell’altitudine e zona e poi dividere il raccolto. Ad esempio: nella mia zona di Mongrando si semineranno peperoni, pomodori e ciò che teme il freddo, mentre in montagna da Maura le patate, ecc. Chi vuole unirsi con orto o senza è il benvenuto.
Buona domenica
Coretta

23 Marzo 2014 MAURA
Brava Coretta !
Abbiamo bisogno di collaborazione per piantare le patate. Sono tante e bisogna tagliare una parte di rovi ed erba. Recuperiamo quest’anno un’altra area abbandonata anche se un po’ le capre si sono nutrite di rovi. A chi viene ad aiutare insegnerò l’uso della falce a mano e al momento del raccolto si porterà via delle patate. Il metodo di semina delle patate è francese e non prevede lavori di sbancamendo del terreno, ma il solo posizionamento in loco.
Non sono in grado di ospitare come fa il gruppo di Roppolo, perchè conduco da sola gli orti, ma per Coretta avevo preparato una zuppa di fagioli con il cavolo rosso alla maniera toscana e poi abbracci e confidenze “magiche”.

23 Marzo 2014 MAURA
Ciao D insegnante, che piacere sentire che nella scuola ritorna come Maestro l’orto ! Io ero insegnante di metodo e nelle scuole dove ho insegnato , c’era sempre l’orticello per i bambini. In inverno si faceva esperienza di germinazione in idrocultura ed in primavera iniziava la pratica nell’orto. Si coltivavano ortaggi che crescevano sotto terra e quelli sopra :carote, rapanelli, insalate , spinaci ,piselli e pomodori. I miei bambini erano molto piccoli e quindi si limitava il lavoro a pochi ortaggi. Si andava in classe e si metteva mano alla stesura dell’informatore dell’orto. Un piccolo giornale illustrato , mentre un altro gruppo di bambini si dedicava alla pulitura degli ortaggi raccolti, che venivano consegnati alla cuoca per essere cotti e serviti a pranzo. Non ho mai potuto allevare animali nella scuola statale, ma la Rinnovata di Milano, sede della scuola di metodo, disponeva di stalla e pollaio ed allevava con i bambini: animali da corte, asini , capre ,api e bachi da seta.
Una gran bella esperienza !

23 Marzo 2014 MAURA
Giovedì mattina Coretta è venuta a trovarmi perchè avevamo deciso di lavorare insieme nell’orto. Per svegliarci cosa c’è di meglio di una buona tazza di caffè ed una bella chiacchierata ? Così abbiamo fatto e poi attrezzi in spalla e una piccola camminata per raggiungere il secondo orto in alto! La
ns/collaborazione orticola è iniziata con l’intento di condividere non solo i miei sei orti, ma anche i suoi. Coltiveremo da Coretta ciò che da me è più complicato ottenere per via dell’altitudine : pomodori, melanzane, peperoni. Il ns/programma prevede anche la conservazione dei prodotti. Questa estate produrremo : conserva di pomodoro , zucchine alla maniera mia, fagiolini in agrodolce ed altre specialità della casa “in transizione”.
Dunque continuiamo… Prima di entrare nell’orto si è raccolto un po’ di erbe selvatiche a scopo didattico. In quest’epoca : la primavera , è difficile cibarsi di erbe velenose o tossiche , perchè l’olio essenziale che crea il problema, non si è ancora sintetizzato.
Come informazione di massima si può dire che le erbe commestibili hanno forma di rosetta aperta come il tarassaco. Il fiore del tarassaco quando è chiuso, può essere usato come i capperi, da aperto si può cuocere per fare una marmellata del colore e densità di un miele. Le erbe più pericolose sono le ombrellifere, tra di esse c’è la cicuta dal gambo macchiato di rosso. Qui non ho mai visto piante di cicuta, invece ho trovato: carote selvatiche, cipolle ed aglio. Il mio amico Fabio anch’esso membro del biellese in transizione, è un gran esperto di erbe spontanee e non. Mi ha insegnato molto e quando ho dei dubbi è sempre pronto a darmi delle risposte.
Ma adesso ritorniamo all’orto. Siamo ancora in luna calante e quindi si può piantare tutto ciò che nasce sotto terra. Abbiamo quindi deciso di piantare aglio e cipolle. Si sono scelte tre aiule che ancora contenevano piante di bietole dei tre anni precedenti. E’ ora di sostituire queste verdure! Si è raccolto una cassetta di bietole che Coretta ha portato a casa, insieme a porri e carote tonde, prezzemolo e patate che ancora custodiva l’orto sotto paglia. Le patate erano di stazza notevole e ben sode nonostante l’inverno e la neve. Quando raccolgo in autunno le patate ne lascio sempre nella terra per raccogliele in primavera, quando quelle già raccolte sono germinate e pronte per la nuova semina. Le aiule sono state ripulite ed è stato aggiunto un po’ di letame, perchè in autunno non c’è stato il tempo di preparare in modo idoneo l’orto. Ha piovuto molto e poi è arrivata la neve! Essendo le aiule elevate si può piantare in modo molto più ravvicinato, perchè le radici lavorano in profondità trovando più terreno fertile. Conclusa la posa delle cipolle e agli, abbiamo ricoperto il tutto con foglie secche di felce non molto adatte al compito di copertura, ma per il momento non abbiamo altro. Le felci sono perfette come copertura delle patate.

24 Marzo 2014 MAURA
Ottimo il calendario delle lune ! Anche se in montagna bisogna sempre posticipare. Es: al sud iniziano già a raccogliere, in pianura Padana idem…qui studiamo ancora la luna giusta per le prime semine.
Altra informazione sulla consolida maggiore tratta dal libro: cucinare con i fiori ed. Zanichelli. Usata come tè, succo o spezia. Come tutte le borraginacee usare in piccole quantità ,non più di una volta o due la stagione. Non concimare il terreno perchè la consolida può accumulare grandi quantità di nitrato,che nel corpo umano può trasformarsi in velenoso nitrito. Le foglie possono essere fritte con pastella.I germogli possono essere cotti come gli asparagi.

23 Marzo 2014 GIULIANO
Ciao Maura, ciao tutti. Questo sabato pensavamo di fare una sorpresa a Maura ma la pioggia ci ha consigliato diversamente, poi la domenica abbiamo sfruttato l’assenza di pioggia per lavorare un po’ in cascina. Quanto a erbe commestibili o meno, abbiamo mangiato primule (molto dolci) e rumex acetosa/acetosella, aspra e ricordo d’infanzia (credo che fosse quel che chiamavamo pane e vino). Da noi e anche più in basso c’è anche una bella diffusione di fiori velenosi: un sacco di anemoni (anemone nemorosa) dai bellissimi fiori bianchi, aperti col sole, ma in questi giorni dall’apparenza di campanuline! Qualche settimana fa c’erano anche dei crochi, ora scomparsi, non so cosa fossero. g

24 Marzo 2014 MAURA
I crochi crescono abbondanti all’inizio della primavera. In montagna non si possono confondere con altro fiore, ma esiste un “compagno” molto buono e simile: lo zafferano. Lo zafferano è coltivato in centro Italia e Sardegna. Si raccoglie in autunno. Volevo tentare la coltivazione, non impossibile perchè cresce coltivato nella fredda piana di Castelluccio, ma mi sono stati rubati i costosissimi bulbi. Acetosa: consumare in piccole quantità e cotta.
Contiene acido ossalico e ossalato acido di potassio leggermente velenoso. Raccogliere prima della fioritura. Ma erba molto buona! Prova a raccogliere il centocchi. Dolcissimo per saporite minestrine anche per bambini. Lo trovi anche nei vasi dei fiori, negli orti, negli incolti.

24 Marzo 2014 MAURA
Un abbraccio Veronique!! Ma tu puoi raccogliere.! Ora è in fiore la farfara che una volta veniva usata dai pastori come tabacco. Veniva usata anche la foglia di patata. So che c’è un’altra pianta usata allo scopo, ma al momento non me la ricordo, anche perchè non sono una fumatrice. Si potrebbe proporre quest’erba per la “transizione” dal tabacco allo smettere di fumare !!!

25 Marzo 2014 MAURA
Risposta per Veronique, si!!! il rapporto solitario con la Natura è una grande meditazione o meglio una catarsi. Trovi tra le sue braccia il tuo vero Sé. Hai visto il film il Pianeta verde ? Se no…lo trovi in youtube. E’ molto interessante. Baci baci

26 Marzo 2014 MAURA
Che rabbia avevo terminato di scrivere il mio diario odierno e improvvisamente mi è sparito: non lo trovo più, ma c’è modo di recuperarlo?
Vi stavo dicendo che ieri ho recuperato la mia pasta acida cotta insieme al pane. E’ una pasta vecchia di più di 100 anni, donatami nel corso di agricoltura sinergica che ho frequentato dodici anni fa con Emilia Hazelip e Fabbricini. Ho grattato i fondi dei barattoli dov’era contenuta e l’ho ricomposta ed attivata con un cucchiaino di zucchero, ma si può usare al posto dello zucchero anche il malto, il miele, la grappa o l’urina. E si… anticamente veniva usato l’oro del ns/corpo anche a questo scopo. Io per il momento uso l’urina per dare una sferzata di energia aurica alle piante stanche o ammalate. La Natura non crea nulla di inutile! Con la nuova pasta acida ho impastato una pagnotta ed una focaccia all’origano. Il mio pranzo contadino è stato consumato il lieta solitudine, con focaccia, olive ed un pezzetto di formaggio di capra. A questo punto ho parlato della mia cantina di stagionatura che non deve mai superare la temperatura di 17 gradi e mai sotto zero, almeno questa è l’informazione avuta dai pastori della Trappa. Vi ho parlato dei miei amici pastori di capre e pecore. Da loro acquisto i formaggi caldi e gocciolanti di latte, che dopo una salatura (rivoltando la forma più volte al giorno) faccio stagionare nel fieno o tra le foglie di castagno. Fra qualche giorno mi saranno consegnati i primi formaggi della stagione, ma non avendo nè fieno, nè foglie stagioneranno nella segale che ho prodotto l’anno scorso. I miei pastori di capre e pecore sono dei “tipi “particolari: Claudia pascola leggendo ogni sorta di libri che trova nelle biblioteche ed Heros (maestro nell’orchestra di Torino) compone musica ispirato dal suono dei campanacci del suo gregge. I loro formaggi sanno di erba e musica! Poi c’è Silvio il pastore di mucche che pascola 2 mesi all’anno sul mio prato. Gli devo tanta gratitudine per l’aiuto che mi da quando, solitaria eremita, ho dei grossi problemi di sopravvivenza. Da Lui ho appreso a riconoscere le specifiche delle nuvole, il taglio della legna, l’epoca esatta della transumanza, gli umori delle mucche, come si trova una sorgente e come si capta l’acqua e si travasa da una vasca all’altra anche in salita. Da sua moglie Adriana ho imparato a fare i formaggi e la calzetta con 4 ferri. Per il momento però le calzette rimangono un mito non espresso, riesco solo a perdere i punti faticosamente montati sui ferri. Dall’anno scorso sto sperimentando il caglio vegetale, ma questa è un’altra storia che vi racconterò quando il mio computer si deciderà a non essere indisciplinato. Oggi è ingestibile !

26 Marzo 2014 GIULIANO
Ciao Ellen, ciao Maura (e grazie per il meraviglioso racconto) e ciao tutti.
Maura: quando parli di caglio vegetale ti riferisci al Galium Verum o a qualche altra specie o addirittura genere? L’Albertini produce un favoloso formaggio di capra a caglio vegetale, uno dei più buoni tra i suoi formaggi, ma non so se usa appunto quello, e non so se possa vivere bene da noi coi terreni acidi e umidi che ci ritroviamo (sto buttando cenere nell’orto…).
Grazie di nuovo per la condivisione.
Giuliano

26 Marzo 2014 MAURA
Caro Giuliano, si puo usare il caglio di cui tu parli, ma non sono ancora sicura della specie che cresce spontanea da noi, devo approfondire la cosa. Io ho usato la tisana di radice di acetosa secondo l’informazione che mi è giunta da pastori della Valle d’Aosta. E’ possibile usare le barbe di carciofi o cardi selvatici. Sempre prima fare una tisana oppure si può far macerare radici pestate o barbe nel sale o aceto dopo qualche giorno di macerazione il “caglio” è pronto. Nel sud usano i rami di olivo o il lattice che gocciola dai fichi. Qui da noi usano qualche goccia di limone. Il latte deve bollire non oltre i 37 gradi . In estate il latte viene cagliato appena munto, perchè già caldo di mamma mucca. Solo la ricotta o il mascarpone richiedono temperature più alte. Non so dirti delle paste filate: è un argomento che volevamo studiare con la mia amica Claudia, pecoraia letterata, ma per il momento è tutto fermo. Ignoravo che l’Albertini producesse formaggio con caglio vegetale. L’ho conosciuta 14 anni fa, poi l’ho perso di vista. Bene il contagio dei vegetariani continua!
Un abbraccio Maura

28 Marzo 2014 MAURA
Caro Rinaldo, bella iniziativa, ma tu sei brianzolo? Io ho insegnato per anni a Sovico, Seregno e Varedo ed abitavo a Rancate di fronte al castello della mia amica Elvira Viganò. A volte penso a quegli anni intensi e creativi e mi chiedo: cosa ne è stato dei miei bambini? Avrò “seminato ” bene? E l’acqua della conoscenza ha ben irrorato quelle giovani menti? Avevamo creato con delle favolose colleghe una scuola fantastica dove si viveva delle giornate piene e creative in compagnia di altrettanti genitori favolosi e collaborativi. Esiste ancora la pasticceria sulla strada interna principale di Macherio? I pasticceri (marito e moglie) erano i regnanti del Carnevale. Re e Regina delle frittelle. Dopo la staffetta che si faceva a Carnevale per le vie del paese. I due regnanti uscivano dal negozio e distribuivano frittelle calde e zuccherose e i bambini li incoronavano. In quell’occasione c’erano medaglie /patacche per tutti e una mia collega era sempre premiata come Fata
dei sederini netti. Poverina aveva sempre bambini piccoli da pulire! Quella di Sovico è stata la scuola dove più ho potuto portare i bambini fuori dalle aule scolastiche e molte volte i genitori venivano a riprendere i loro bambini, a fine orario scolastico, nel bosco dove si faceva lezione di ascolto e di scoperte. La natura, il bosco, gli animali sono sempre stati attivi nella mia didattica. Ho terminato la mia carriera a Milano con una grande festa d’addio, dove il fiore era protagonista. I bambini avevano imparato a riconoscere i fiori commestibili e sapevano come glassarli. Dopo le solite gare di abilità (genitori e figli) spettacolo di burattini, orchestrina ritmica che accompagnava la tarantella, c’è stata la gara di torte. Le mamme hanno preparato le basi di pasta frolla o margherita e i bambini le hanno decorate con i fiori.
Volete sapere cosa si glassa e come?
In questa stagione andiamo nei prati e raccogliamo: pratoline, violette. Più avanti nella stagione: acacia, lillà, glicine, boraggine, lavanda, angelica, salvia, rosmarino, menta, garofano ed altro che al momento non ricordo, ma si può sperimentare altri fiori. Lo sapevate che i petali del tulipano e del crisantemo sono commestibili? Non so come potrebbero essere una volta glassati!! Forse sarebbe meglio aggiungerli allo zucchero caramellato con aggiunta di aceto balsamico e servirli come contorno ad una buona frittata di cipolle. Ho dimenticato di dire che quando si raccoglie la prima violetta bisogna sempre esprimere un desiderio: si avvererà. E se raccogliete il Sambuco, attenzione e non rovinare la pianta e chiedere l’autorizzazione al raccolto: è il cespuglio delle streghe!
Ricetta per candire: io faccio così :(perchè c’è chi usa anche il bianco d’uovo) preparo uno sciroppo denso con lo zucchero e poi immergo i fiori più volte sino a quando i fiori non sono completamente impregnati di zucchero. Mi raccomando lo scioppo non deve essere caldo, ma tiepidino. Quindi metto i fiori ad essiccare all’aria su una rete metallica per far sgocciolare l’eccesso di sciroppo.
Con amore !

28 Marzo 2014 MAURA
Ogni giorno ricevo circa 70 messaggi e molte volte è pesante seguire il tutto!
C’è un fratello che ogni giorno mi gira messaggi estrapolati da contesti esoterici o spirituali e più di una volta ero tentata di bloccare la mia email per non riceverli più. Ma un giorno, il 4 marzo, quest’essere gentile mi ha inviato gli auguri per il mio compleanno. Certo non è stato l’unico, ma da
lui c’era un messaggio diverso. C’era amore sincero, c’era calore e voglia di essere in qualche modo al servizio dell’Energia. Mi sono pentita dei miei pensieri e gli ho risposto ringraziandolo per gli auguri ed per il suo importante e silenzioso servizio: (postare messaggi insieme a gocce di amore puro). Ho chiesto di poter ancora ricevere i suoi numerosi messaggi perchè erano molto graditi e li ritenevo una benedizione.

29 Marzo 2014 MAURA
Oggi dicevo ad Emilie che purtroppo è molto difficile fare dei programmi di semine o trapianti nei tempi lunari giusti, perchè i padroni del clima sono certi signori che credono impunemente di volerlo controllare. Le dicevo inoltre che ogni agricoltore o semplice Essere sensibile, dovrebbe quando
entra in contatto con le Energie della Terra chiederle: perdono e riconfermarle l’Amore. La Madre si sentirà così sostenuta nel suo lavoro di rigenerazione che sta compiendo. Il giorno del mio matrimonio Coretta e Giuse, dopo il rituale di dono del vino e del cibo alla Madre, hanno intonato un
canto dolce e languido, che a mio sentire ha toccato tutte le corde del cuore della nostra sacra Terra. Che bello sarebbe, se ogni contadino quando è nei campi: cantasse, danzasse o recitasse Mantra. Sarebbe veramente un lavoro sacro e il suo campo diventerebbe un’ara sacra! I frutti sarebbero più abbondanti e sani. Ci sono dei viticoltori che hanno sperimentato con successo la musica diffusa costantemente nei loro vigneti. Sembra che la vite apprezzi soprattutto Mozart e i risultati si misurano in maggior abbondanza di frutta e soprattutto sana. Una notizia che da poco ho saputo, riguardo la capacità della Terra di autorigenerarsi: in Giappone nel luogo del disastro nucleare, si stanno coltivando campi enormi di cavoli. Ebbene si….sembra che il cavolo abbia la capacità di disinquinare il terreno radioattivo. Pensate, niente operazioni faraoniche di disinquinamento, ma un semplice cavolo ! Bene! Voglio concludere perchè l’argomento che vorrei trattare è molto lungo e preferisco trattarlo da solo forse domani.
Ho una formula magica da trasmettervi, donatami dal mio Maestro Stregone o Magone, se preferite, ed è una formula di ringraziamento alla Terra ed ai suoi quattro elementi: terra, aria, fuoco, acqua. Inspirate ed espirate tre volte profondamente, poi volgete il vostro dito destro verso la Terra e
recitate: gratias ago robori telluris robori aeris robori fiammae et robori aquae auxilio inkantamentis.
Il lavoro fatto con amore è una magia quindi: auxilio inkantamentis.

29 Marzo 2014 GIULIANO
Sono proprio cavoli? La fonte? Poco fa leggevo sulla Camelina sativa, non chiedetemi come ci sono arrivato…, comunque, leggevo e facendo due più due mi è parso che questa possa essere la pianta menzionata nella tua fonte: se è così non sono cavoli, perché la Camelina è della stessa famiglia (Brassicaceae) ma non è un cavolo, direi che assomiglia di più alla senape o alla colza, ed è usata per biodiesel e biolubrificanti (il bio è un po’ fuori luogo…). Nell’articolo di wikipedia la notizia non pare così positiva, e però anche qui la fonte non è ben chiara. Ma il messaggio è: stiamo attenti alle notizie che propaghiamo, perché acquistano una veridicità o un senso non accurati:
“The Dutch biofarming company Waterland International and a Japanese federation of farmers made an agreement in March 2012 to plant and grow camelina on 2000 to 3000 ha in Fukushima Prefecture. The seeds were to be used to produce biofuel, that could be used to produce electricity. According to director William Nolten, the region had a big potential for the production of clean energy. Some 800.000 ha in the region could not be used to produce food anymore, and after thenuclear disaster because of fears for contamination, the Japanese people refused to buy food produced in the region, anyway. Experiments would be done to find out whether camelina was capable of extracting radioactive caesium from the soil. An experiment with sunflowers had no success.”
g

30 Marzo 2014 LUCIA
Ciao a tutti gli artisti dell’orto!
Anch’io oggi mi sono cimentata, ho zappato e seminato le patate pur essendo salita da Maura con i sintomi dell’elevazione spirituale (una stanchezza diffusa accompagnata da un malessere lombare). Eppure non mi hanno impedito di aiutare Maura che mi ha anche asseganto il compito (a casa) di trasmettervi il sapere di cui oggi mi ha onorata. Forse me ne ricordo solo di un quinto……e quindi lei correggerà e integrerà……….
Tanto per cominciare per sapere cosa seminare è necessario osservare la terra, il suo colore, e cosa ci è cresciuto sopra, rovi piuttosto che felci o erba gramigna o altro: quindi il denaro per le analisi chimiche del terreno si può risparmiare e di questi tempi è una gran bella notizia!!!!
La felce che è piuttosto invadente ha un rivale scomodo e difficile da combattere: la patata.
Come dicevo oggi abbiamo seminato patate gialle, rosse e viola: abbiamo zappato grossolanamente 3 strisce di terra (una striscia per ogni tipo di patata), ci abbiamo sparso sopra le patate poi abbiamo coperto tutto con abbondanti felci secche.
Ci sono erbe ed arbusti che sono degli ottimi ancoraggi per i terreni in pendenza e tendenzialmente franosi, consentendo così ad altre specie arboree di radicarsi al terreno, perchè in qualche modo protette.
E’ buona cosa che l’esposizione al vento sia dolcemente attutita con una barriera alternata e sfalsata di alberi e arbusti di differenti altezze che consentano un flusso d’aria non aggressivo.
La melissa ha una capacità di propagazione incredibile, il rosmarino cresce bene anche su un mucchio di macerie!!!
Non si spreca nulla: se per sbaglio si rompe un ramo ad es. di salvia o rosmarino, lo si metta nella terra e lasciando agire la natura nel suo magico libero arbitrio, attecchirà!
A proposito di rosmarino, che io adoro, Maura mi ha detto che …….udite udite streghette della Valle Elvo……………. è una pianta magica per eccellenza, ma questo è un argomento che lei stessa approfondirà.
In realtà io non ho approfondito nulla qui perchè non riesco a ricordare tutto, soprattutto i nomi delle varie erbe con tutte le loro proprietà e funzioni………..Maura pensaci tu e GRAZIE di cuore per il ricco pomeriggio che ho trascorso!!
Lucia

1 Aprile 2014 MAURA
Cara Lucia, bello e sintetico il tuo diario e ci sarebbero diversi argomenti da riprendere, ma uno mi sta particolarmente a cuore: la transizione. Certo non la transizione dal petrolio a….ma la transizione dell’anima. Ti ringrazio per quello che tu hai scritto sul mio conto, ma sono io che devo ringraziare te per permettermi con il mio servizio, in questo caso di consigliera contadina, di far evolvere la mia anima in attesa della imminente fase di transizione ad un livello materiale e spirituale superiore. Niente è più importante in questo periodo storico che capire sè stessi e mettersi al servizio dell’umanità, della Madre Terra e dei suoi figli, piante ed animali compresi. Tutto il resto tra poco potrebbe non avere più senso o utilità. Essere solidali, collaborativi, dolci e sorridenti, semplici e sinceri, ci permetterà di entrare nel flusso della Nuova Vita. Dobbiamo entrare a tutti gli effetti nella Magia della Vita e dato che ho accennato alla Magia, parliamo di piante magiche oltre che utili al corpo fisico. Ti ho mostrato il mio gruppo di erbe aromatiche ed anche il mio disastrato angolo a spirale. Ma perchè a spirale? Perchè la spirale è un circuito radionico che ha la capacità di attirare o respingere l’energia a secondo che sia disegnata in senso orario o antiorario. Le aromatiche in quel punto sono più magiche e potenti. Tu ami il rosmarino che è una perenne, il simbolo vegetale dell’immortalità e della speranza. Anticamente era legato ai riti funebri, ma indicava che la vita oltre la morte continua. I fiori messi sul petto, fanno scomparire le pene d’amore. Va coltivato accanto alla salvia, in luogo riparato e caldo e a questo punto abbiamo riso di un aneddoto che ti ho raccontato. In un libro di magia verde avevo letto che il rosmarino va piantato con accompagnamento di parolacce, perchè forse è una pianta capricciosa? Si è così. Qui in montagna avevo cercato per lui posti belli, fertili e in bella vista per potermelo godere meglio, ma continuava a morire e così un giorno chiesi consiglio a una pastora. Mi disse che il rosmarino non ama la fertilità, ma terreni aridi e sassosi, ma riparati dal vento. Trovai il posto più brutto del podere dove erano state scaricate delle macerie dal vecchio proprietario. Lo bonificai da lattine, plastiche e altre cose dannose, ma lasciai i sassi e le macerie, poi accompagnado la mia nuova pianta con rimbrotti vari, la interrai. Ebbene quel rosmarino è lì, bello,vigoroso e profumato, nonostante il freddo o la siccità dell’estate. In estate raccolgo dei rametti, li pulisco dalle foglie, lasciando solo quelle apicali. Li metto in terraccia con sabbia. Innaffio le talee. In inverno le copro e in primavera ho nuove piante che sistemo in altrettanti “postacci”. Il mio rosmarino ha capito adesso chi è il capo qui!! Ma …forse..

2 Aprile 2014 MAURA
Sto osservando dalla finestra una cinciarella e un pettirosso che appoggiati al portavaso in ferro curiosano all’interno della casa. Sto cercando di collegarmi con il loro piccolo cuore per capire quello che vogliono comunicarmi. Ascolto..ascolto..e sento da loro solo ringraziamento per l’aiuto ricevuto in questo inverno nevoso. Quest’anno ho l’impressione che ci siano più uccelli che volano intorno alla casa! Sento già il picchio che batte sugli alberi, ma aspetto il canto del cucù, che mi annunci che è arrivata veramente la Primavera. Allora semine a tutto gas…ma ricordiamoci sempre di mettere semi in triplice quantità: un seme per la terra, uno per il contadino e uno per gli animali. E’ un principio di saggezza contadina, ma anche di amore per tutti gli esseri della creazione. Io applico questo principio anche per le verzure vittime di bruchi o lumache: lascio sempre a disposizione qualche pianta “sacrificale” ovvero una verza, in genere, per la voracità di limacce o bruchi. Però se ce ne sono troppi di questi divoratori incalliti applico il principio della lotta senza “quartiere”. Parto il mattino presto e la sera alla cattura degli invasori. In genere metto avanzi di verdure o patate marce sotto teli o cartoni e catturo le limacce, mentre i bruchi bisogna catturali ad uno ad uno con le mani. Un modo di difendersi dalle limacce è quello di circondare i bancali con cenere o calce, ma con la pioggia bisogna rifare tutto il lavoro. Io adotto il metodo riccio di castagna. La limaccia si punge e quindi si scioglie. …..quando ce vo ce vo!!! Esse sanno che rischio corrono ad avvicinarsi ad un orto controllato da un agguerrito contadino e quindi…stiano a casa loro! Gli animali conoscono più di noi il loro Karma e sanno che in molti casi si devono sacrificare per l’uomo. E’ un discorso difficile da farsi soprattutto per chi è vegetariano, ma mi ricordo un episodio al quale ho assistito in India presso Sai Baba. Una donna olandese chiese l’autorizzazione a Baba di costruire un rifugio per cani randagi. Baba gli rifiutò l’autorizzazione, perchè le disse: tu per i cani trascuri i tuoi figli ancora piccoli. Il tuo compito primo è quello di essere madre, lascia a me la cura di questi cani, sono nelle mani di Dio.

5 Aprile 2014 MAURA
ieri per caso ho visto uno spezzone della trasmissione Misteri e sempre per caso si parlava di fate, gnomi e folletti in provincia di Biella. Sembra che qui, tra le varie cose “potenti” che esistono in loco, sia stata segnalata una popolazione di entità fatate e sempre per rincarare la dose: il nostro fiume è l’Elvo ovvero l’Elfo in lingua germanica (o simile) e qui vicino un po’ più su verso San Giacomo ci sono le grotte delle fate. Allora mi sono detta, per sincronicità, perchè in questi giorni mi frullava in testa l’idea di realizzare una bacchetta magica di rametto di lavanda per contattare le fate?
Perchè…perchè sa da fare: contattiamo le fate dell’orto e vediamo se lavorano un po’ per me. La lavanda c’è, la formula per chiamarle anche…mi manca solo la formula per farle lavorare. C’è solo un problema: le fate sono dispettose e non è detto che mi ascoltino ed allora… intanto andiamo noi
nell’orto e speriamo che il buon esempio serva a quelle dispettose! Vicino all’orto numero tre c’è un cespuglio enorme di lavanda che abbraccia una rosa rossa antica. Sono quelle qualità di rose che a volte se ne perde la memoria nella notte dei tempi. La rosa di virgilio, piccola, bianca e profumata, sembra sia stata ritrovata nella zona dell’ antica Pompei. Io amo molto le rose e ne ho una buona collezione, quasi tutte antiche e profumate. Accanto alle rose pianto le lavande perchè sono piante amiche e si proteggono a vicenda. Un enorme cespuglio di lavanda ha abbracciato una rosa dal color rosso carminio ed è quel cespuglio che mi donerà la bacchetta magica, appena il sole lo avrà rienergizzato. Anche nel frutteto ho piantato molte lavande per attirare le api e facilitare l’impollinazione dei fiori e futuri frutti.
Il mio frutteto quest’anno è stato massacrato dalla neve e dal vento, ma grazie ad Antonio ed
Alessandro l’operazione salvataggio alberi è stata portata a termine martedì.
Con la loro bella altezza, han potuto agevolmente segare i rami rotti che poi sono stati medicati con l’argilla. Si è tentato anche di saldare un ramo già in fiore di un mirtillo sempre con l’argilla e legando stretto il punto quasi distaccato del ramo. Io spesso faccio di queste operazioni chirurgiche
vegetali, ma bisogna che la rottura sia recente, altrimenti la pianta interviene da sola abbandonando alla morte il ramo. Insieme agli alti uomini mi sono venute a trovare Emilie e Micaela, ma quel che han fatto nell’orto è storia di domani.

7 aprile 2014 MAURA
Sto aspettando Lucia per il lavoro comune nell’orto e nell’attesa impasto il pane domenicale. Quest’azione lenta e sacra mi fa ritornare ai ricordi di bambina quando la mia Elisa impastava pane per il consumo di 15 giorni e lo portava al forno del paese, percorrendo 4 Km a piedi prima in andata e poi di ritorno. Si aggiustava in testa uno straccio a mo’ di ciambella e si caricava una lunga asse di legno con sopra allineati i pani coperti da strofinacci perchè le mosche o la polvere non li sporcasse. La mia cara Elisa, la mia tata che mi ha cresciuta sino all’età di 7 anni! Era una ragazzotta di campagna sempre con la pelle abbronzata per il tanto lavorare all’aria aperta. Era
entrata nelle ns/casa all’età di 15 anni e ne era uscita con grande dispiacere reciproco all’età di 55 anni, andando in sposa ad un contadino di poco più anziano di Lei. Uscì di casa con dote e corredo, come si usava a quel tempo e la zia le regalò anche un bell’abito da sposa bianco. In miei ricordi di bambina sono la cosa più bella e cara che racchiude il mio cuore e mi sono di conforto
e sostegno nei momenti di tristezza e difficoltà che la vita ci elargisce, ormai, a piene mani. Io sono Nata dopo la guerra, sebbene di famiglia non povera, ho dovuto, per mancanza di beni anche di prima necessità, imparare presto l’arte del risparmio e di fare della mancanza una virtù. A quei tempi si usava e si riutilizzava tutto e di spazzatura non se ne faceva. La carta nella quale si avvolgeva la pasta o lo zucchero era il ns/album di disegno sul quale si disegnava con un pezzettino di mattone o tufo bianco. Per giocare alle bamboline di carta (gioco riservato al periodo invernale quando si doveva stare chiusi in casa), si usavano i ritagli di carta che la zia portava dall’ufficio postale di cui lei era la direttrice. Per quel gioco si poteva utilizzare la matita nera, ma niente pastelli colorati: non li si potevano acquistare perchè troppo cari. Dalla primavera, quando iniziavano i lavori agricoli: Elisa, mia cugina ed io ritornavamo in campagna e da quel momento iniziava il nostro gran divertimento tra giochi e monellate all’aria aperta, nulla ci era precluso. La mattinata iniziava di buon ora, perchè il caldo diventava presto soffocante e nelle ore calde potevamo rientrare in casa anche per un riposino ristoratore. L’aria profumava di fiori di gelsomino, pianta i cui fiori erano riservati all’altare delle piccola chiesa dove ci si recava di domenica. Gli altri fiori del giardino si potevano cogliere per abbellire la nostra casa di tufo, ma bisognava fare attenzione a lasciare qualche fiore da far sfiorire per raccoglierne i semi. Ai miei tempi non c’erano negozi che vendevano semi, tutto era autoprodotto o frutto di scambio. La domenica di fine estate, le “comari” si riunivano a casa nostra e tra una chiacchiera e l’altra e un profumato caffè dicicoria o orzo, si scambiavano i semi. La zia amava molto: dalie, zinnie, astri e bocche di leone e quindi questi fiori erano merce di scambio anche in cambio di qualche pera che nel frutteto non avevamo. L’albero principe del frutteto era il fico di cui noi bambine eravamo particolarmente ghiotte, tanto da indurci al furto nei campi vicini, quando non ne avevamo abbastanza dei nostri. Dopo queste scorrerie tornevamo a casa con la pancia piena e dolorante ed i labbroni gonfi per lo strofinamento del lattice del fico sulle labbra, perchè noi naturalmente mangiavamo tutto del fico!! A quel punto ci toccava bere la Magnesia san pellegrino per purgarci, come diceva la zia, ma questa purga ci toccava anche quando “cambiavamo l’aria”: ovvero quando si passava dalla città alla campagna e tutte le volte che avevamo la febbre, perchè giustamente ella riteneva che ogni malattia partisse da un intestino in disordine ed allora…magnesia e cicorie amare. Le cicorie amare si raccoglievano a margine del bosco di quercie e lì trovavamo anche gli asparagi e delle piccole cipolle amare. In autunno si raccoglievano le radici di quelle cicorie e si facevano abbrustolire sulla stufa a legna, in un apposito essiccatoio di ferro con manovella, per farne poi il caffè appunto di cicoria. Quel “aggeggio” ancora lo conservo (dono della mia Elisa quando sono andata a trovarla qualche anno fa prima che morisse) per eventuale uso in caso di crisi economica, insomma in caso che il vero caffè per un certo periodo non si possa più acquistare. “Impara l’arte e mettila da parte”!
Lucia è arrivata ed i miei ricordi li devo rimettere nel cassetto, ma credo che molto presto li tirerò fuori per condividerli. Con Lucia andiamo nell’orto numero 6, il più grande. Dobbiamo ricostruire i bancali distrutti dall’inverno nevoso. Iniziamo le semine: agretto e rapanelli direttamente sul bordo del bancale e i piselli nel cassone caldo. I semi non vanno interrati in profondità altrimenti rischiano di non poter germogliare in superfice. Il contadino dice: i semi devono poter vedere la luce del sole oppure come mi ha insegnato il mio amico filosofo-pastore:devono sentir suonare le campane.

7 Aprile 2014 EMILIE
Ciao a tutti!
La settimana scorsa siamo andati a trovare Maura Antonio, Alessandro, Micaela ed io.
Purtroppo i vari impegni mi hanno permesso solo ora di trovare un po’ di tempo per raccontare il pomeriggio… lo sapevo che dovevo prendere appunti, i miei ricordi sono gia’ frammentati… ma cerchero’ di riordinare qualche pensiero 😉
Abbiamo cominciato col visitare il piu’ grande orto sinergico di Maura e i suoi bancali. Li si sono poi trattenuti Antonio ed Alessandro, che hanno avuto il compito di curare i rami degli alberi rotti dalla neve.
I bancali di sinergico si creano aggiungendo sul terreno precedentemente aerato dei futuri bancali il terreno dei camminamenti. Il terreno fertile e soffice, di solito gli ultimi 20-30 cm di superficie, diventa cosi il doppio, visto che si aggiunge anche lo strato fertile dei camminamenti. Ecco perche’ i bancali vengono cosi apprezzati dalle verdure e dalle loro radici!
Micaela ed io abbiamo seguito Maura in altri orti, dove abbiamo diserbato un pochino 2 bancali, sui quali abbiamo poi trapiantato alcune insalatine e porri dello scorso anno. Purtroppo Maura si e’ lasciata prendere un po’ alla sprovvista dalla neve e non ha potuto intervenire in tempo per coprire i suoi orti. I porri hanno passato tutti questi mesi sotto la neve e stanno benissimo!! Cosi’ come alcune carotine tonde che hanno anch’esse trascorso l’inverno sotto la neve nei cassoni caldi. L’inverno e’ stato certo mite, ma la natura e’ davvero piena di risorse e di sorprese.
Nei cassoni caldi il letame va messo in autunno: prima si diserba, poi senza toccare la terra si aggiunge il letame e poi dopo la terra e i semi.
L’insalatina che abbiamo trapiantato l’abbiamo presa dai camminamenti tra i bancali, ce n’e’ davvero ovunque e tutta cresciuta da sola.
Gli orti sinergici sono un tripudio di erbe: lamio rosso (amato dalle api, indicatore di terreno ricco di azoto), violette (verso i castagni, indicano infatti un terreno acido), borsa del pastore (commestibile), tarassaco (ama il terreno compattato, infatti la sua radice molto lunga e larga lo dissoda per benino…), …
Altri insegnamenti che mi vengono in mente:
– le patate sono molto forti e si possono mettere per contenere rovi e felci.
– le felci secche sono un ottimo pacciame
– sempre meglio utilizzare compost vegetale, erbe secche, ecc per nutrire il terreno. Se si vuole/deve utilizzare letame i migliori sono quelli di capra e pecora perche’ contengono meno nitrati. Qualsiasi tipo di cacca deve maturare 4 anni prima di essere utilizzato nell’orto.
– Negli alberi morti cresce un fungo bianco, il fungo focaio, che funziona come la pietra focaia.
Mi verranno sicuramente in mente altre mille info, ma per ora mi fermo qui.
Grazie Maura e buon orto a tutti!
Abbracci,
Emilie

8 Aprile 2014 MAURA
Borsa del pastore: terreno ricco di nutrimento!!!!!Te n’eri dimenticata ?
Cara Emilie. Vediamo un po’ di integrare quello che tu hai scritto con foga e tempismo giovanile.
I bancali sono un’idea della Hazelip che ne prevedeva di due tipi diversi che nei mio podere ho dovuto realizzare per la struttura fortemente pendente del terreno. Fukuoka non ha mai parlato di bancali in quanto praticava un’agricoltura spontanea e naturale.
I bancali sinergici hanno una larghezza di 120 cm, mentre la lunghezza è libera. Sui due lati dei bancali si ricavano dei vialetti di passaggio atti anche al passaggio di una carriola. Spostando la terra dai futuri vialetti al bancale, aumenta lo strato di terra a disposizione delle colture, le radici delle quali lavoreranno in profondità piuttosto che in larghezza. Una volta ripuliti i bancali dalle “erbacce” si copre lo stesso con strati di paglia o altro adatto. Lo strato di paglia sarà più fitto in inverno per proteggere il terreno dal freddo e dal dilavamento. Sul bancale sotto la paglia si applica una canna per l’acqua, forata ogni 20 cm. L’acqua e la paglia sono fondamentali per la riuscita dell’orto sinergico.
Le infestanti vanno tenute sotto stretto controllo intervenendo con il diserbo manuale. Sopra l’orto vanno montate delle strutture fisse per far arrampicare le piante bisognose di sostegno. La struttura è fatta di due tondini di ferro di diametro 2 cm, piegati ad arco ed incrociati al centro. Gli archi vanno completati da un giro di fil di ferro dal quale devono pendere delle corde per permettere l’arrampicata di pomodori o quant’altro. La semina sui bancali avviene solo per quei vegetali che non sopportano il trapianto come: carote,rapanelli, piselli, fagioli e fagiolini. Per le altre verdure si forza la crecita in piccole serre o cassoni caldi.
L’altro dipo di bancale è quello a terrazzamento da realizzare su terreni scoscesi. Sul bancale va piantato di tutto e in modo ravvicinato per permettere ad ortaggi di diversa natura di vivere e prosperare in sinergia. E’ chiaro che questo metodo di coltivazione è più adatto ad un orto familiare, piuttosto che a quello di tipo “industriale”. La raccolta delle verdure, ad esempio, è più difficoltosa perchè sparsa in consociazione in bancali diversi. Non si fa uso nè di concimi chimici, nè di antiparassitari. Si presta invece molta attenzione alla salubrità del terreno per un buon raccolto in superfice. Io ho dovuto fare molti aggiustamenti al metodo, perchè sono un contadino di “frontiera” ad un’altitudine che già inibisce molte colture, con un terreno di bosco di castagno e prato compattato dall’uso del pascolo bovino. Ma nonostante tutto sono riuscita nel mio intento di dare frutta e verdura sana alla mia famiglia, agli amici ed ospiti.
Come si piantano gli alberi. L’albero da frutta va allevato in azienda, partedo dal seme o altrimenti si acquistano alberi entro il terzo anno di vita. La radice centrale o fittone deve essere sana e si deve prestare molta attenzione nel trapianto per non romperla, altrimenti la vita dell’albero sarà più breve. Se si parte dal seme, lo stesso deve essere messo in un vaso sollevato da terra per evitare che le radici escano dal vaso e si interrino compromettendo il regolare trapianto. Il trapianto deve avvenire interrando prima un tronco d’albero che si decomporrà e formerà buon concime naturale con aggiunta di lombrichi. Dopo l’interramento profondo del legno si pianterà l’albero. Io uso sempre la betulla interrata. Si decompone facilmente e non contiene tannino come il castagno. I susini, le amarene e il pesco li ho prodotti da seme, mentre meli, peri, cotogni, albicocche, gelsi, noci, nocciole e nespole, sono alberi da vivaio. Il fico e il tiglio li ho ricavati da propaggini basali dei miei alberi del frutteto in pianura. La vite invece è il mio grande cruccio, perchè ogni volta che ricavo delle mazze e le faccio radicare, mi viene regolarmente rubata. Penso che la prossima vite la pianterò sotto l’alveare, sfido chiunque a rubarmela sotto la protezione di tali guardiane! Ma il mio grande problema in questo grande podere e’ che: oltre ad essere una strega solitaria sono anche una contadina solitaria e quindi il mio lavoro agricolo e la mia sorveglianza del tutto, ha grossi limiti spazio/temporali. Ho deciso che il primo giorno di pioggia, mi dedicherò a creare un’entità magica che mi aiuti, non potendo avere a tempo pieno un aiuto umano. Sto pensando ad un nome ad hoc che la richiami…..potrebbe…. essere…Sparafucile o Maniinalto.

8 Aprile 2014 LUCIA
Eh sì anche domenica ho trascorso un piacevole pomeriggio con la zappa in mano in compagnia di Maura che naturalmente mi ha spiegato un sacco di cose.
Ad esempio l’acqua per innaffiare non va mai utilizzata fredda, ma presa da recipienti dedicati a raccogliere l’acqua piovana che poi si riscalda al sole e quindi ha una temperatura ottimale per la terra e i semi.
Naturalmente quando si prepara il terreno per la semina va tenuta in considerazione la pendenza lungo la quale l’acqua se ne va, quindi bisogna predisporre il tutto in modo tale che ne vada dispersa molto poca.
Per una buona organizzazione quando si hanno più orti, seppur vicini tra di loro, è importante che ognuno abbia il proprio innaffiatoio e qualche attrezzo lì pronto a disposizione, per l’uso frequente.
Abbiamo trapiantato anche un paio di porri, oltre a seminare gli agretti che io adoro e mi ha fatto piacere sapere che qualcun altro della zona li conosce, perchè sono coltivati principalmente in centro Italia (lazio e umbria), ed io spero proprio di poter assaggiare quelli di Maura.
Naturalmente dopo la fatica ci siamo sedute a chiacchierare godendoci la pace di fine giornata, e questo mi ha ricordato la mia nonna materna quando nel tardo pomeriggio si sedeva sulla panca sotto il portico della sua casa al Favaro dove io ho trascorso gran parte della mia infanzia. Ma questa è altra storia.
Lucia

9 Aprile 2014 MAURA
Pensierino della giornata.
Oggi mentre alle 6 del mattino mi crogiolavo pigramente nella mia “cuccia”, ho sentito cantare il cucu’. Mi sono fiondata fuori dal letto, perche’ quell’uccello mi ha sempre sollecitato al lavoro negli orti, ma poi mi sono detta: oltre all’essere umano anche il cucu’ ha perso la “trebisonda”? La canzone che insegnavo ai bambini qualche decennio fa, non diceva testualmente: “Cucu’, cucu’ l’aprile non c’e’ piu’ e maggio e’ ritornato al cucu'”. Sbagliato caro cucu’ siamo al principio di aprile. Poi la canzone continuava: “lassu’ sulle montagne la neve non c’e’ piu’ e maggio e’ ritornato con il canto del cucu'”. Anche questo hai sbagliato, caro cucu’, la neve c’e’ ancora sulle montagne e tu devi ritornare a dormire e lasciar poltrire me!
Ma ormai sono sveglia e sto facendo il programma della giornata. Se il vento smette di soffiare, vado a visitare le api perche’ non vorrei che si sbagliassero anche loro, come il cucu’, e sciamassero prima del 25 aprile.
Anche le mie api sono particolari….in genere sciamano per la festa della liberazione, a modo loro la festeggiano. Evviva la liberta’, per loro, perche’ per me inizia la rincorsa dello sciame su e giu’ per i prati con il naso all’insu’ per cercare di vedere dove si sono fermate. Armata di cesoie e salva sciame ,cerco di riportare “le pecorelle nel loro ovile” ovvero dal ramo o dai cespugli di rovi, rifugio preferito, alla cassetta di polestirolo dove vanno raccolte. Dalla cassetta, il giorno dopo, all’alba naturalmente, vanno rimesse in una nuova arnia. A dirla cosi sembra un’operazione facile, ma le disavventure sono molte. Potresti scivolare inciampando in mezzo ai rovi e naturalmente la cassetta ti sfugge di mano e le api le perdi. Potrebbe essere che le malandrine abbiano scelto di sciamare sulla punta estrema di un alto albero e li non ci arrivi proprio. Oppure l’albero non e’ alto, ma io che son bassotta non ci arrivo. E allora che si fa? Si cerca aiuto e dopo vari tentativi per trovare un essere coraggioso che abbia voglia di sfidare i pericolosi insetti, ne trovi finalmente uno che decide in quattro e quattr’otto di abbattere l’albero per farti recuperare la banda delle fuggitive. L’albero e’ a terra e le api sono schiacciate! Poi c’e’ il difficile recupero in mezzo ai cispugli di rovi. Strisci come un “marines” il piu’ possibile sotto il cespuglio e piazzi la tua cassette con un richiamo olfattivo il piu’ vicino allo sciame e aspetti con pazienza che si decidano a sentire il buon profumino di richiamo ed assaggiare lo sciroppo che generosamente ho preparato per loro. Sembra che l’operazione dopo un bel po’ di tempo sia riuscita e quindi alla sera porto il salvasciami vicino alla nuova arnia, ma….il giorno dopo ti accorgi che cosa non c’e’. La regina e’ rimasta con un piccolo gruppo di ancelle tra i rovi e lo sciame e’ ritornato da lei. Palla al centro, si ricomincia daccapo. Il mio recupero piu’ avventuroso e’ avvenuto nel bosco, in un albero cavo e sotto la pioggia. A volte spero che abbiano voglia di ritornare sul loro pianeta di origine: Venere (non lo dico io, ma Steiner nel suo manuale di apicoltura) e che mi lascino un po’ in pace. Ma anche, quando tre anni fa, le avevo perse tutte per una fredda stagione invernale, sono ritornate e sono rientrate direttamente in un’arnia ancora carica di miele del precedente anno. Immaginate un po’ in che mese sono ritornate? Il primo di luglio. Nessuna famiglia di api sciama qui al nord in quel periodo ed allora da dove sono arrivate? Da Venere naturalmente.

12 Aprile 2014 MAURA
Signore di tutte le galassie, tu che sostieni l’universo da cui tutto nasce e attraverso tutto ritorna, svelami il volto del vero sole spirituale ora nascosto da un disco di luce dorata affinchè io possa conoscere la verità e svolgere correttamente il mio compito mentre faticosamente cammino, giorno dopo giorno verso i tuoi sacri piedi.
Sacra Gayatri nella traduzione dal sanscrito, gentilmento donatami giorni fa da Veronique.
E’ una preghiera molto antica e sacra e secondo gli insegnamenti di Sai Baba, davanti a questa invocazione, Dio non può rimanere insensibile alle ns richieste di qualsiaisi natura, ma provenienti dal cuore e non dalla mente. La mente, diceva Baba, è una scimmia mentitrice ed è quella che ci crea i
problemi esistenziali e relazionali. Questa preghiera l’ho personalmente sperimentata più volte ed ho assistito al realizzarsi di miracoli, come l’uscita dal coma di un ragazzo dato per morto e appunto in coma da 15 giorni dopo un incidente stradale.
Io la recito nella lingua originale, perchè non conoscevo questa splendida traduzione, ma ritengo che ci siano delle lingue sacre e magiche e che queste svolgano la loro sacralità e magia perchè da secoli sono state recitate da milioni di umanità rinforzandone così il potere con la devozione e la fede. E’ una preghiera che ti esce dal cuore e si trasforma in gocce di pianto di gioia. Dio è disceso sulla Terra e tra poco assisteremo ad eventi eccezionali e meravigliosi, dove ogni sofferenza o bassezza umana sarà un lontano ricordo o forse neppure quello.
Non ho voglia oggi di lavorare, ho voglia di camminare tra i prati, ascoltare il canto degli uccelli ed ammirare lo spettacolo della fioritura primaverile. Tutto è uno e io mi sento uno con questa Madre generosa. Ciò che è in alto è in basso e quindi voglio andare a parlare con le fate del bosco. Ciò che è dentro è fuori: busserò alla porta delle casine del piccolo popolo. Svelatevi mondo incantato è tempo di far pace con l’uomo e di ricreare la Nuova Terra in nome del Dio Amore.

14 Aprile 2014 MAURA
Sabato è venuta a trovarmi Coretta con Fabio e la piccolina. Sto continuando lo scambio di semi e le ho affidato i semi del fagiolo “gialet” detto anche fasol biso o solferino della Val Belluna. E’ una rarità coltivata e diffusa già dal 1530. La val Belluna è considerata dagli studiosi, la culla dei fagioli italiani. Fagiolo di pregio coltivato non per le tavole contadine quanto essere riservato al “padrone ” o ai ceti agiati o alla corte papale. Si semina in maggio e si raccoglie in settembre ed io che son principessa della valle scoscesa dei cristalli rosa, me li papperò con la mia corte ad ottobre con accompagnamento di castagne lesse e funghi porcini e ci aggiungerò anche il cavolo nero di toscana.
Coretta mi ha raccontato che già le lumache stanno minacciando il suo orto e pensa sia colpa della paglia umida. L’ho rassicurata che purtroppo è una calamità sia per gli orti coperti, che scoperti. E’ un regalo, come la varroa delle api, del commercio di piante o animali dall’estremo oriente. Noi non abbiamo in Europa, animali o insetti antagonisti, quindi dobbiamo per il momento intervenire con mezzi meccanici o stratagemmi della cultura popolare: come cenere, calce, ricci di castagne o rospi e ricci animali se gradiscono quelle “cose” viscide ed appiccicose. Anche anatre, faraone o galline sono utili in generale per la lotta biologica. Le faraone sono le meno dannose per l’orto (non mangiano i vegetali coltivati), ma in compenso scappano con molta facilità dalle aree di pascolo. Le anatre erano consigliate dalla Hazelip e le faceva pascolare negli orti in piccole gabbie da trsporto. Io sono riuscita ad acquistare quelle gabbiette, ma non mi decido ad allevare volatili, perchè sono vegetariana e come animali da compagnia ho già tre bassotti a pelo duro che cacciano lucertole e talpe e…le caviglie di Fabio!!! Una grande perdono e scusa da parte di Model che ti ha morsicchiato un po’. Però ti vogliamo tutti bene anche Model, Focus e Nero che promettono…”non lo faremo più !!!!”
Il racconto della giornata con Lucia a domani, se saprete dirmi: cos’è la porrata?

15 Aprile 2014 LUCIA
Ciao a tutti,
domenica sono stata da Maura e questo è il resoconto che credo possa essere utile a tutti coloro che vogliono iniziare un orto soprattutto in questo momento:
per iniziare un orto meglio partire con i semi e non con le piantine per i frutti (lamponi, ribes, more) meglio fare talee i primi 15 giorni di luglio o novembre, così pure per rosmarino, santolina, lavanda ortensia
per i piselli è troppo tardi si mettono a novembre
i porri e i cavoli, broccoli cavolfiori andrebbero seminati nel semenziaio (cassette) e poi trapiantati ma più avanti
per le insalate vanno bene tutte , la valeriana anche purchè sia innaffiata spesso, radicchio poi in autunno
per cetrioli zucche e zucchine sarebbe meglio usare un pò di letame per arricchire.
col pomodoro va messa anche la borragine che attira insetti che servono per l’impollinazione naturale altrimenti tocca farla a mano
il rosmarino va messo con la salvia in zona protetta e calda
la lavanda può essere messa vicino ai pomodiri ma in modo circoscritto
fiordaliso vicino a insalate e verze
portulaca vicino a insalate
dalie e gladioli che sono delle bulbose e non sono da innaffiare spesso vanno bene un pò dappertutto e lasciate lì anche tutto l’anno senza grandi manutenzioni
tagete, calendula nasturzio vanno bene vicino a fagioli e fagiolini
Poi io e Maura abbiamo ripulito un orto dalle erbacce salvando le bietoline e le violette colorate cresciute in mezzo, nonchè il sedano e un carciofo, quindi su un lato abbiamo seminato i fagioli , 3 per ogni fossetta distante una spanna l’una dall’altra: il fagiolo deve crescere in zona soleggiata priva di ripari ombrosi. Abbiamo ricoperto leggermente i semi con la terra (perchè devono sentire le campane!)
Ah nell’estirpo abbiamo trovato anche cipollotti e aglio che Maura ha trapiantato subito nell’orto vicino: eh la natura se si lascia fare è veramente prodiga.
Infatti gran finale con una meravigliosa porrata: una delizia!!!
Alla prossima
Lucia

15 Aprile 2014 MAURA
Si cara Lucia, la porrata è una gran delizia e anche oggi ne ho goduto, ma noi volevamo definire così: un lavoro lungo di estirpazione di porri con relativo mal di schiena quindi… sindrome infiammatoria articolare da estrazione di porri resistenti. Ahi,ahi che porrata !
Consigliavo di partire con i lavori nell’orto con una regolare semina che permette di acquisire la pratica completa dalla semina alla raccolta. Nella raccolta includo anche la produzione di semi propri dopo la mandata in fiore della verzura.
I lamponi si “puliscono “in autunno e si lascia sotto le piante l’avanzo della
pulitura con un po’ di cenere. Per pulitura intendo anche il diradamento delle piante. Qualche bel getto lo si può piantare in altro loco o regalare agli amici per non trovarsi l’anno seguente una foresta di lamponi. I ribes e more si riproducono per talea (molto facile perchè attecchiscono facilmente ) a fine estate. I mirtilli, purtroppo, non sono riuscita mai a riprodurli: è molto difficile e non capisco il perchè. Ogni anno acquisto una pianta di mirtillo, poichè è un frutto molto utile alla nostra salute, soprattutto degli occhi. Quest’anno ho acquistato il mirtillo siberiano precoce, con fruttificazione in maggio.C’è anche un mirtillo rosso americano che purtroppo non ho più dato che mio marito ha tagliato l’erba con molto zelo! Spero di ritrovarlo alla fiera del castello di Masino.
Le talee di lavanda,santolina,rosmarino,ortensia,rosa,crisantemo le farò i primi giorni di luglio. Salvia e geranio….ogni volta che si rompe un ramo inavvertitamente. Con mio marito l'”inavvertitamente” è sempre quando ha in mano l’infernale attrezzo così detto: decespugliatore. Quando parte all’attacco per me inizia l’operazione: si salvi chi può. C’è lo sterminio di vasi, piante interrate, sedie e se non sto attenta tosa anche i cani se in sbaglio (due sono sordi) sono rimasti fuori casa mentre lui avanza con l’arma scoppiettante e micidiale.
Dimenticavo… un fiore che a me piace molto è la Clematide. La talea è meglio farla a fine fioritura. Si prende un rametto che non ha fiorito e si lasciano poche foglie apicali e poi si interra in vasetti con terra di bosco. Questa terra la si trova sotto le foglie marce o nei tronchi d’albero morti e in via di degradazione. Una buona terra per piante che non amano terreni acidi e’ quella di talpa. La talpa quando scava le gallerie butta fuori la buona terra ricca anche di escrementi di lombrico. Questa terra ad esempio è ottima per il basilico. La talpa non mangia le radici delle piante dell’orto. Quando scava cerca i suoi vermi o insetti preferiti e se c’è in mezzo una radice del vostro amato orto, purtroppo fa una brutta fine. La radice naturalmente, perchè catturare una talpa non è così facile. La mia vicina di podere è una grande esperta di caccia alla talpa, che attira fuori dalla tana con un buon bocconcino e poi la colpisce con furia con la sua vanga. Naturalmente la mia vicina soffre di insonnia, perchè le talpe le puoi catturare solo di notte. Io in genere dormo saporitamente di notte e le talpe non le vedo mai, ma a dire il vero non mi hanno mai fatto danno e anzi nei giorni che precedono la pioggia, con il loro scavare mi hanno sempre regalato della fertile terra, ma fuori dagli orti. Esse sono indicatrici di tempo piovoso, ma il mio barometro sono anche le formiche. Quando le vedo camminare in fila indiana…mi affretto a ritirare i panni stesi fuori ad asciugare.
Terminerò di correggere il compito di Lucia domani, ma direi che è : bravina.

16 Aprile 2014 MAURA
Mi sembra che questo articolo sia molto chiaro per chi vuol conoscere l’orto naturale/sinergico

IL PRESENTE E IL FUTURO DELLA COLTIVAZIONE, L’ORTO SINERGICO
Scritto da Wolfman
COSA NON FUNZIONA NELLE MODERNE COLTIVAZIONI ?
Gli attuali metodi di coltivazione ISOLANO le piante artificialmente in zone monoqualitative ed in filari massimizzati sul terreno, e le incoraggiano ARTIFICIALMENTE nello sviluppo, scavando e modificando il terreno naturale, usando fertilizzanti sulle piante desiderate, usando diserbanti sulle piante ritenute dannose, usando pesticidi contro più piccole forme di vita animale ritenute potenzialmente dannose per le piante desiderate; il risultato e’ quello di avere nei supermercati frutta e verdure visivamente perfette, ma inconsistenti dal punto di vista del gusto (con minori quantità di elementi nutritivi utili contenuti), oltre che parzialmente tossiche per la salute umana (veleni occasionalmente non rilevati, non ancora proibiti, o tollerati in basse dosi dalla legge).
L’ORTO SINERGICO (orto permanente)
A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le PIANTE PERENNI CONVIVONO CON le PIANTE STAGIONALI, e la stessa verdura e’ presente CONTEMPORANEAMENTE A DIVERSI STADI (persino decomposta a nutrire uno stesso esemplare in fiore).
La copertura dell’ orto sinergico e’ una copertura organica permanente, messa per promuovere meccanismi naturali di autofertilizzazione ed autoaerazione.
LA RIVOLUZIONE NATURALE
– Gli organismi presenti in un suolo spontaneamente nell’ orto sinergico non sono visti come un pericolo, ma come un pregio da coltivare nel modo migliore a supporto del massimo sviluppo agricolo (sinergia).
Solitamente in questo tipo di orti l’ irrigazione viene applicata con la tecnica “a goccia” (tubi forati sotto la pacciamatura, interrati, o meglio ancora poggiati, sul terreno delle piante), senza sprecare quantità d’ acqua nell’ aria o sulle foglie, oltre che senza rischiare di slavare sostanze
nutritive utili dal corpo della pianta o dal terreno… in questo modo si risparmia molta acqua…
I DANNI DELL’ARATURA
La natura lasciata a sé stessa e’ in grado di produrre frutti abbondanti senza diminuire la fertilità della terra … soltanto quando l’uomo comincia a coltivare si verifica la diminuzione progressiva della fertilità, che poi rende necessaria la fertilizzazione esterna artificiale (tradizionale o chimica).
Nell’ orto sinergico quindi NON SI ZAPPA NE SI ARA il terreno, e non si concima con concimi organici ne’ (ovviamente) chimici.
Evitando lavorazioni artificiali e seminando una gran varietà di piante la fertilità del terreno aumenta anno dopo anno.
Quando ariamo la terra provochiamo sempre un ingresso nel sottosuolo (ricco di Humus e forme vitali ANAEROBICHE utili) di una grande quantità di ossigeno che “BRUCIA” subito la stragrande maggioranza dei microorganismi che popolavano il terreno.
VANTAGGI
I principi dell’agricoltura sinergica sono:
– non arare ne zappare
– non compattare il suolo
– non concimare
– piantare e seminare insieme almeno tre specie diverse di piante.
Per avere la sinergia ottimale di solito si seminano insieme:
1) almeno una LEGUMINOSA (legumi), come i ceci, le lenticchie, i fagioli, i piselli.
Le leguminose, tramite un batterio che cresce nelle loro radici, HANNO LA CAPACITA’ DI FISSARE L’ AZOTO ATMOSFERICO NEL SUOLO (principale nutrimento di tutte le piante).
2) almeno una LILIACEA (intorno agli altri due tipi di piante), come l’ aglio, la cipolla, il porro, lo scalogno (piccola cipolla rossa allungata, detta anche “cipolla romana”).
Le liliacee TENGONO LONTANI I BATTERI per le loro caratteristiche chimico-biologiche.
3) almeno una verdura comune al centro della zona seminata, mantenendo una giusta distanza minima tra le piante (perchè non si “soffochino” reciprocamente).
PIU SAPORE NEL RACCOLTO
I prodotti dell’ orto sinergico sono proporzionali alla bontà del suolo iniziale, ma eccellono in qualità ed intensità di sapori, inoltre aumentano esponenzialmente (seppur lentamente, negli anni) anche in quantità del raccolto.

18 Aprile 2014 MAURA
scusatemi cari amici ed amiche se ieri sono stata latitante, ma non completamente. Qui sul prato e tra le montagne ancora innevate abbiamo iniziato la prima parte del corso di Radionica: onde di forma che agiscono sia a livello fisico, che psitico e spirituale. Lo scopo di trasmissione di questo insegnamento, una volta segreto e per pochi iniziati, è quello di creare un gruppo di anime disponibili alla cura delle persone e l’ambiente, L’unione fa la forza, si è detto e quindi inizieremo a lavorare insieme sull’annullamento delle conseguenze dannose delle scie chimiche, della lotta contro gli insetti dannosi, che non saranno uccisi, ma allontanati e per ultimo: la sopravvivenza delle api. Sono tutti problemi molto gravi che stanno mettendo in crisi la sopravvivenza del Pianeta e tutta la popolazione sia del mondo umano, che animale e vegetale. Tutto è uno ormai è noto e quindi se un anello della catena della creazione si indebolisce, tutto sarà trascinato nel crollo. Dunque lavoriamo sul primo incanto: allontaniamo gli insetti.
Dito destro alzato, tre respiri profondi e… “Arvos defendo et isolo ab insectis” e poi diciamo il nome delle creature che vogliamo allontanare: limacce, maggiolini, bruchi dei cavoli ed insalate. Infine formula di ringraziamento. Per chi ha già i circuiti basta mettere l’incanto nel circuito C. Ripetiamo più volte questo incanto.
Ho accennato alla lotta agli insetti e vediamo un po’ cosa si può fare per combatterli senza usare prodotti dannosi. Un orto strutturalmente sano ha meno problemi in tal senso, ma…..per difenderci usiamo le consociazioni tra piante.
Una pianta che non manca mai nel mio orto è la calendula, grande amica dell’orto e del giardino. Ha azione risanante sul terreno, ma il pomodoro la ama in modo particolare. Anche i nasturzi sono grandi alleati di pomodori e fagioli, tiene lontano formiche, bruchi, lumache e topi. Piantato sotto gli alberi tiene lontano gli afidi.
La calendula una volta fiorita si può usare come alimento, ma anche in macerato alcolico per i disturbi femminili e in macerato oleoso per infiammazioni e scottature della pelle. Il Nasturzio è completamente commestibile e i boccioli ancora chiusi possono essere usati in cucina al posto dei capperi.
La lavanda e’ salutare in combinazione con le rose, e tiene lontano le formiche, afidi, tarme e mosche domestiche.
La borragine migliora i terreni pesanti allontana i parassiti dai cavoli ed è benefica agli zucchini. L’assenzio accanto al ribes per difenderlo dalla ruggine. La menta e’ buona vicina di pomodori, insalata e carote, ma attenzione tenetela sotto
controllo perchè è molto invadente.
Le consociazioni tra le verdure dell’orto sono molteplici e ne cito solo alcune: pomodori con carote, spinaci, sedano, ravanelli, porri, cavoli, aglio no patate, cetrioli, finocchi, piselli.
Fagioli nani: cavoli, insalate, cetrioli, sedano, patate, pomodori, rape rosse.
Zucchini: cipolle, fagioli rampicanti, mais.
Piselli: carote, ravanelli, cetrioli, zucchini, mais, lattuga, cavoli, finocchio e aneto.
Adesso mi fermo qui perchè l’argomento è vasto e poi è anche bello sperimentare! Sperimentate dunque io devo correre a preparare l’arnia nuova per le mie api che mi sono state regalate come dono di nozze. Arrivano oggi e sul fuoco sto facendo bollire uno sciroppo di zucchero di canna biologico, in infuso di timo e spremitura di limone. E’ il mio benvenuto a queste nuove amiche. Che siano felici e serene nel mio paradiso! Ma anche a voi Buona Pasqua in Ascensione.

23 Aprile 2014 MAURA
Oggi sono proprio a terra!!….ieri sono andata a trovare la mia nuova famiglia di api e purtroppo ho scoperto il “nuovo attentato” alla integrità dell’attività che porto avanti nel podere. Mio marito ha “attento” alla vita del mio apiario. Come un novello Giove saettante ho scoccato tutte le mie frecce su di lui quando ho scoperto che per assecondare la mia richiesta di proteggere l’arnia, vecchia e un po’ bucata dalla pioggia, me l’ha coperta integralmente con un telo, impedendo ad esse di uscire e respirare. Molte sono morte ed è in forse anche la sopravvivenza della regina. Sono veramente triste
e mi sono chiesta, ma un cittadino come lui, capirà mai l’importanza della cultura contadina? Della bellezza di vivere in armonia con la natura, di essere autosufficienti, di essere sensibili nei confronti di tutti gli esseri?
Ho forti dubbi che la civiltà delle case in cemento, delle auto, dei computer, delle tv, possa capire mai questo mondo di fragili equilibri e di grande sensibilità che è il mondo agricolo sano e non a aggiogato alle multinazionali, naturalmente!
Se muore la civiltà contadina, muore la stessa civiltà. Come diceva FUKUOKA: l’attività agricola è veramente l’industria trainante sul pianeta. Se pensate bene ,tutto ruota intorno all’economia alimentare, ma in pochi pensano a tutelare veramente il lavoro agricolo. Nel mio piccolo quest’anno ho subito: l’abbandono nel mio podere di prodotti inquinanti da parte di operai incoscienti, il furto di piante, distruzione di altre da parte di voraci capre abbandonate a sè stesse, abbattimento di recinzioni, caduta di grossi alberi per il terreno franoso e forse ho dimenticato dell’altro. Mi sono fermata a riflettere …..Se uscirò dal mio sconforto, forse domani andrò a ricomprarmi la camelia del the verde, che le capre mi hanno mangiato e dovrò rifare le talee di lavanda e trovare una pianta di alloro e una di agrifoglio che le stesse voraci hanno ampiamente gradito. Forse, non so….ora sono molto sconsolata e non ho voglia di fare nulla. La mia riflessione mi porta veramente a pensare, se è utile lottare contro i mulini a vento.

23 Aprile 2014 RINALDO
Mai lottare conto i mulini a vento… piuttosto, lasciati trascinare per un po’, e con la leggerezza di cui sei capace riuscirai ad uscire anche da questo turbine senza farti troppo male…
Baci
Rinaldo

24 Aprile 2014 MAURA
Le api stanno bene e la pace è ritornata in famiglia. Le ho viste ieri volare da fiore in fiore. Penso che lo spavento, sia per loro che per me, sia solo un ricordo da archiviare. Le ho gratificate con un buon sciroppo di tisana di timo, zucchero biologico di canna e limone. Una vera leccornia!
Ho fatto un inventario dei fiori, per il loro nutrimento, attualmente presenti nel prato e purtroppo sono un po’ pochini. Qualche pratolina, della bugula, delle viole tricolor, del tarassaco e dei fiori di melo. Ho deciso di lasciare ancora un po’delle aiuole incolte nell’orto per permettere il pascolo sul lamio e sui fiori dei cavoli. Nell’orto sono già in fiore la boraggine e la calendula. Che gioia vederle succhiare felici, anche se con la loro presenza nell’orto non è proprio agevole il mio lavoro. Le fioriture più importanti inizieranno tra poco: tiglio, castagno, lavanda, rose selvatiche, melissa e a quel punto le si può osservare nella loro frenesia di raccolta. Quando bottinano il castagno è meglio essere prudenti nell’avvicinarsi all’arnia, perchè sono più aggressive per via del tannino che secerne l’albero. Il tannino le rende più euforiche e più battagliere.
Nel pomeriggio di ieri sono andata a trovare il mio vicino di casa: un professore in pensione di lettere e filosofia, poliglotta: tipico esempio di “uomo rinascimentale”. E’ un uomo colto ed interessato a tutto ciò che la cultura e la vita gli offre da studiare e osservare. Quando l’ho conosciuto 5 anni fa, faceva il capraio e portava a spasso al guinzaglio il suo caprone preferito: Adolf e un cucciolo di pastore biellese. Ci siamo incontrati in modo “informale” vicino alla mia baita: lui con Adolf al guinzaglio e io con un secchio di letame. Abbiamo chiacchierato a lungo nonostante il letame e l’esuberante caprone e da quel giorno le nostre conversazioni sono fonte per entrambi di un vero piacere per la mente e l’anima. Sull’aia nella buona stagione o accanto alla stufa nella brutta, tutto viene portato alla condivisione: ora l’orto, poi la storia medioevale, poi gli avvenimenti politici, poi le varie religioni o spiritualità ecc.ecc…Non mancano mai i biscottini al cioccolato e una buona tazza di caffè. Ieri si è parlato naturalmente di orto e della fioritura dei cavoli e la sucessiva raccolta dei semi, nell’ottica di una autosufficienza di semenze. Altro argomento è stato la buona salute di alberi e cespugli fruttiferi piantati quest’anno e che l’acqua piovana è stata una benedizione per il frutteto e l’orto. In autunno e primavera i nostri frutteti si sono arricchiti di: gogj, albero dell’uva passa, mirtilli siberiani, ribes rosso e vite. Su quest’ultimo frutto nutro dei dubbi sulla effettiva produzione di frutta. Il clima e l’altezza non sono favorevoli, ma il vero contadino esperimenta sempre.
Il mio buon vicino ha imparato da poco a coltivare l’orto, ma il suo entusiasmo lo sta premiando in buoni raccolti.
Il nostro “buon vicinato”, per amicizia e autosufficienza reciproca, si completa con un piccolo allevamento di galline ovaiole e due pecore (cuccioli salvati dal macello). Ieri si è liberato il gallo nel pollaio, sostituto del vecchio gallo che dopo aver strenuamente difeso le sue galline è finito vittima della volpe. Onore ad un eroe! Nel pollaio regnava, prima del ritorno del gallo, una supremazia dispotica delle vecchie galline, ma Lui, il gallo, ha imposto subito le sue regole: “io sono il vostro signore, siate calme e produttive, altrimenti io qui che ci sto a fare?” Le galline, chiocciando, hanno lasciato le baruffe e si sono dedicate ai bagni di terra e alla ricerca dei vermi. Poco dopo si è udito un coccodè…l’uovo era stato deposto nel nido.
Anche qui è tutto in ordine!
Abbiamo continuato a conversare sino al tramonto, ma l’argomento è stato: la morte dello storico mediovalista LeGoff, la società soprattutto agricola di quell’epoca e la cucina contadina, magia, stregoneria e riti magici. Solo il freddo della sera ci ha fermati e ci ha ricondotti ai propri focolai. Un abbraccio e buona serata !!!

28 Aprile 2014 MAURA
Il sabato e la domenica a casa mia è giornata di bucato e stiro, perchè la corrente elettrica costa di meno. Riempita la lavatrice ed avviato il programma economico a bassa temperatura, mi sono accorta di essermi dimenticata di introdurre all’interno della stessa le camice di mio maarito.
Stese al sole ed insaponate per far si che si smacchiassero i colli con la luce solare erano li in attesa di essere lavate. Ho recuperato il mio vecchio mastello e l’asse per lavare, l’ho riempito d’acqua e l’ho lasciato al sole perchè si scaldasse il contenuto. Mentre il sapone e la spazzola giocavano con l’acqua e scivolavano sulle camice, il mio pensiero vagava sui sereni tempi passati. Il bucato dalle mie zie era un rito del lunedì che coinvolgeva tutta la famiglia. In Puglia dove ho vissuto sino all’età di 7 anni, scarseggiava sempre l’acqua. Dopo la guerra c’era tutto la ricostruire e soprattutto gli acquedotti e quindi l’acqua si prendeva alle fontane riattivate, ma a volte distanti. Nelle case di campagna, i servizi igienici, come li intendiamo noi oggi, non esistevano. La stufa a legna con una grande caldaia bolliva sempre per permettere d’avere acqua calda per tutte le necessità. Una delle necessità era il bucato del lunedì e il bagno della famiglia il sabato. Il bagno si faceva nella stessa tinozza usata per lavare la biancheria. Anche la spazzola ed il sapone erano gli stessi. Prima ci lavavamo noi bambini, perchè eravamo “anime sante ” e l’acqua non si sporcava. Poi nella stessa acqua si lavavano gli adulti, meno santi. Elisa si lavava sempre fuori con l’acqua fredda, perchè era la meno santa poichè faceva arrabbiare la zia. Il bucato si faceva con la cenere, ma prima si strofinava la biancheria con il sapone. Dopo che il tutto era ben insaponato, si stendevano i panni nel mastello e qua è la si inserivano le palline di “azzurrante”. Cosa fosse l’azzurrante non l’ho mai capito! Si coprivano i panni con un panno sottile e su questo si aggiungeva la cenere ben setacciata. Poi si versava sul tutto acqua bollente, a volte si ripeteva questa operazione più volte sempre recuperando l’acqua che fuoriusciva dal rubinetto sottostante la tinozza. L’acqua recuperata, una volta fredda, serviva per innaffiare l’orto, ma anche l’acqua “non più santa” dei nostri comuni bagni, finiva nell’orto. Nell’orto finiva anche l’acqua del lavaggio piatti o quella delle verdure lessate. Non vi erano detersivi inquinanti, perchè il sapone fatto in casa era a base di olio d’oliva e per i piatti sporchi si usava la cenere. Per strofinare il rame o l’alluminio si usava la cenere o la soda, che veniva venduta a peso e il limone ormai ridotto alla pura buccia dopo l’uso alimentare. Insomma: sprechi o inquinanti a quei tempi non ce n’erano, perchè eravamo tutti poveri, ma anche perchè la cultura del risparmio era insegnata da piccoli. Era un costume di vita e un vanto per la brava massaia. Ritorniamo al bucato lasciato a lavarsi nella cenere per tutta la notte. Il mattino dopo si sciacquavano i panni in due altre tinozze, la cui acqua finiva sempre negli orti e poi…iniziava il gioco per noi bambine. Una da una parte e l’altra dalla parte opposta delle lenzuola, torcevamo le stesse sino a quando non usciva più acqua e poi di corsa sul prato a stenderle sull’erba. I panni stesi sull’erba una volta asciutti profumavano di fiori ed erba, odore di buono e di cose d’altri tempi che oggi non si conoscono più.

28 Aprile 2014 GIULIANO
bellissimo! mi è piaciuto in particolare le “anime sante”!
Non direi però che il bucato a mano è una cosa solo del passato, per chi come me è un bipede pedalante, la lana (merino) è (spesso) il materiale preferito, anche d’estate, e la lana, per mantenerla bene, la lavo sempre a mano, per poi strizzarla (gentilmente) dell’eccesso d’acqua in una spugna (ora di microfibra perché se sono in viaggio lo spazio conta). Questo mi permette di viaggiare con la bici e tre di ogni cosa, tre magliette, tre canottiere etc. etc. etc. La lana asciuga in fretta. Ho già sperimentato un lavaggio su a Candorno col sapone che produco da me e l’acqua della fonte, una meraviglia. Voglio sperimentare l’asciugatura sull’erba, ma credo che anche le lenzuola stese nell’aria pulita (magari nel fienile) prendano un profumo meraviglioso.
Per strizzare le lenzuola ci vorrebbe quella macchina con due rulli, credo che le tratti meglio, magari la si può costruire tutta in legno. Strizzandosi un po’ il cervello (e collaborando) l’umanità potrebbe fare veramente passi da gigante e divertirsi un sacco.
g

28 Aprile 2014 MAURA
Ieri giorno di “osservazione”.
Quando il sole era già alto in cielo, sono andata dalle api che dovevo trasferire nella nuova arnia. Tuta gialla, guanti spessi, maschera, leva ed affumicatoio sono gli strumenti dell’apicoltore ed io li ho tutti, ma dell’affumicatoio proprio non ne faccio uso. Forse perchè sono un segno d’acqua, con il fuoco non ho dimestichezza. Anche in casa fatico ad accendere stufe e camini ed ho invidia di mia figlia Cecilia che da ex scout, accende il fuoco anche sotto l’acqua. Dicevamo…che come al solito non sono riuscita ad accendere l’affumicatoio. Il problema è stato l’accendino che non funzionava e quindi ho deciso di affrontare queste api, ancora sconosciute, senza fumo. Il problema non esiste se le api hanno iniziato a conoscermi, ma queste sono solo da poco mie ospiti. Le api, ma soprattutto la regina, che può vivere anche 5 anni, conoscono il loro amico umano e si comportano di conseguenza. Se sei calmo e parli dolcemente, le api sono gentili con te e non ti pungono. Quindi ho messo un dito sul terzo occhio, mi sono collegata con loro ed ho chiesto di essermi amiche e di non aggredirmi con i loro pungiglioni. Ho aperto l’arnia ed ho visto che la famiglia era numerosa e che mancavano i telaini del nido.
Aggiunti questi nella nuova arnia, ho iniziato il trasferimento con molta cautela per non uccidere la regina e la covata. Non tutte le api sono entrate subito a seguito della regina, molte si sono attardate non capendo da che parte andare. Il profumo della loro madre era in entrambe le arnie e quindi solo a sera tutta la famiglia si è riunita. Quando ho tolto la maschera, con mia sorpresa, ho visto che all’interno c’erano cinque api e nessuna di loro mi aveva punto. Avevano ascoltato la mia preghiera: erano già mie amiche!
Nell’attesa che le api si decidessero a ricongiungersi, sono andata dal mio vicino a terminare le conversazioni interrotte dal freddo serale del giorno precedente e completare le “importantissime” osservazioni naturali che stavamo conducendo.
Primo argomento: le mie formiche sono più attendibili, come metereologhe, delle sue. Avevamo osservato che improvvisamente erano uscite in massa dal nido. Quando le formiche escono vuol dire che arriva la pioggia. Così infatti han fatto, ma non erano in fila e naturalmente la pioggia non è arrivata. Le mie
invece non si sono mosse. Avevano ragione le mie !!!
Secondo argomento: su quali fiori vanno le api in questo momento? Bottinano i cavoli ed il tarassaco e si disinteressano completamente dei miei amati lillà. Profumati e colorati, si pensava che fossero un buon bottino per loro, ma non è così. Il fatto che a noi umani piaccia un dato profumo o colore può essere invece per un insetto una gran puzza. Sapete dove abbiamo trovato quelle malandrine? Sul letame! Quello si che ha un buon profumo!
Terza osservazione: il galletto è in difficoltà. Le galline non si fronteggiano più, ma il galletto che fa? Gira in lungo e largo il pollaio e facendo la ruota corteggia tutte le galline. Poi al culmine dell’estro salta in groppa alle ovaiole e….le galline se lo portano a spasso sul groppone.
Povero galletto frustrato nella sua voglia di amare! Si è deciso di cercare subito delle degne compagne: piccole americanelle come lui.

28 Aprile 2014 MAURA
si hai ragione caro amico: lavare a mano non è una cosa d’altri tempi. A me è capitato di avere una ospite di 28 anni proveniente dagli Usa. La stessa appena arrivata mi ha chiesto l’uso della lavatrice ed asciugatrice per lavare… un reggiseno! Ignorava l’uso delle mani e del sapone per lavare e l’uso del sole per asciugare.
Ma ti do la mia esperienza del il bucato “tedesco “.
Le vacanze estive (da giugno ad ottobre), quando sono rientrata nella femiglia dei miei genitori a Milano, le trascorrevo dalla sorella di mio padre in Germania. Era un piccolo paese noto per le acque termali, vicino a Francoforte. Mia zia era italiana, ma aveva sposato un tedesco e quindi abitava a BadHomburg (credo si scriva così), in una grande casa con grande orto e frutteto. Era più tedesca di una tedesca e da Lei ho imparato l’organizzazione nei lavori domestici e il non lamentarsi mai per la durezza della vita. Si alzava all’alba, rivoltava tutta la casa: portava all’aria i materassi (non interi ma formati da tre pezzi… geniale idea per poterli trasportare senza fatica), lavava e disinfettava tutto e poi spargeva la cera solida sui pavimenti in legno che tirava a lucido con un pesante spazzolone. A noi bambini toccava la finitura con le famose pattine che si applicavano sotto le scarpe, ma quello era il gioco del pattinare senza pattini e non era affatto faticoso. Direi che era un po’ pericoloso, perchè a volte il pattinare era lungo ed inarrestabile e si ruzzolava giù dalle scale interne, ma i bambini si sa….rimbalzano! Come detto: da Lei era tutto organizzato in modo “teutonico” con forza e determinazione, ma a noi bambini era risparmiata ogni fatica. Il solo nostro impegno era giocare con la banda del cortile, far colazione e pranzo nell’orto e nel frutteto a scapito di cetriolini, ciliege, mirtilli e ribes e mele. Quando avevamo devastato l’ultimo albero di mele, mangiavamo tutto quello che trovavamo, anche se era un frutto acerbo. Che mal di pancia!! Alle 17 si rientrava a casa per il doveroso bagno ripulente di sporcizia e malefatte. Alle 18 tutti a tavola, davanti a fumanti scodelle di minestre per noi italiani completamente estranee alla nostra cultura mediterranea. La cena si doveva svolgere in silenzio assoluto, ma di nascosto tra di noi bambini si scommetteva su ciò che galleggiava nella scodella. Per me erano sempre vermi. Adoravo le patate tedesche e il condimento di cipolle che la zia ci serviva con frittelle dolci, purea di mele e sanguinaccio. La pasta asciutta era dolce e considerata un contorno alla carne. A parte questa stramberia culinaria del resto che arrivava nel piatto non mi potevo lamentare soprattutto delle torte che venivano realizzate con la frutta di casa. Ogni giovedì le brave signore di Badhomburg preparavano la torta per tutte le merende della settimana e si mettevano fuori dalla finestra a raffreddare. Mi sono sempre chiesta il perchè di questo raffreddamento esterno, forse perchè le volevano offrire ai cani ed ai bambini golosi che passavano sotto le finestre? Mah…l’importante era per me assaggiare ogni giovedì quelle delizie casalinghe a base di frutta e tanto burro nell’impastato o nella granella di zucchero. Io non conoscevo il burro, nè i piccoli frutti, perchè ero creesciuta nel sud Italia dove fichi, mandorle e olive la facevano alla grande nella cucina di zia Faustina. Dunque giovedì torte e lunedì bucato. Il bucato iniziava a prepararsi la mattina presto con l’accenzione del grosso scaldabagno di rame alimentato a legna. Il fuochista era mio zio Philip e mio cugino Bruno, che instancabili spaccavano legna e la portavano nella lavanderia. La lavanderia era un grande locale con due lunghe vasche in muratura, con grandi rubinetti dai quali usciva acqua in abbondanza sia calda che fredda. Sul bordo della vasca del risciacquo c’erano murati due rulli con manovella, che girando l’uno sull’altro strizzavano la biancheria prima di essere stesa ad asciugare sullo stenditoio in cortile.
Il bucato, tra una cosa e l’altra, durava tutta la giornata ed era condiviso con le dirimpettaie del cortile: le amiche della zia. Le amiche parlavano tedesco e quindi non sono in grado di riferire i loro discorsi, ma con l’intervento estivo di noi bambini italiani e della sorella italiana di zia Vittoria, le tedesche avevano imparato a cantare in italiano. Il bucato, così, era un momento di gioia nel canto collettivo unito al rumore dell’acqua che scorreva, le spazzole di saggina che si tuffavano nelle vasche e il fuoco che scoppiettava nella caldaia. Nel giorno del bucato si faceva insieme una grande merenda, dove ogni donna portava qualche conserva estiva stipata in grandi locali dispense. La zia aveva un locale grande nel sottoscala, e sulle lunghe scaffalatura c’era di tutto, ma a me piaceva soprattutto la marmellata di cipolle che filava come il miele. La zia Vittoria era la zia delle marmellate, da Lei ho imparato a prepararle, ma di mio ho aggiunto maggior creatività nella scelta della materia prima. Ma di queste mie invenzioni ne parlerò a tempo debito.

1 Maggio 2014 MAURA
“Tra le più belle scoperte degli ultimi 5 anni c’è stata quella dei nuovi contadini. Erano insegnanti, architetti, manager, commerciali, trasportatori, bancari… che a un certo punto avevano deciso di lasciare un lavoro e una città in cui non stavano più bene e di andare a creare un’azienda agricola in campagna, gestita con i criteri della nuova sensibilità ecologica, per avere cibo sano, aria pulita, una vita all’aperto e una visione verde nel cuore.
Io non ho un orto – e nemmeno l’intenzione di farlo – ma l’incontro con questi “bionieri”, come amano essere chiamati, mi ha spinto in maniera forte a ritrovare anche dentro le cose che faccio io, anche nel mio stile di vita, un rapporto più sano, vivo, energico, con la natura.
E ho capito che dipingere e scrivere e suonare sono forze della natura, che vogliono continuare il percorso evolutivo della vita, allargando il possibile, e oltrepassando vecchie abitudini.
Ho capito che i “Bionieri” non segnano un ritorno al passato ma anticipano e stimolano la costruzione di un futuro dinamico, creativo, dove la salute e l’energia si affidano a un cuore verde e a tanta scienza, tanto nuovo sapere, tanta nuova ricerca e tanta nuova creatività. Che la spiritualità vera è sangue sano che scorre nelle vene, corpo scattante e sveglio, molta attività di neuroni e di sinapsi, esplosioni di fiducia e slanci audaci. Rapido abbandono di tutto ciò che ammoscia, di ciò che inibisce, di ciò ammorba l’animo e lo dissuade dallo scoprire il proprio potere creativo e il possibile che ancora chiamiamo impossibile.”
Eugenio Guarini

2 Maggio 2014 MAURA
Ieri ho commesso un errore nel menzionare un’erba che uso nel macerato. Non è la gramigna ma l’erba di San Giovanni. Cos’è l’erba di san Giovanni? Ebbene …me lo direte voi. E’un’erba che si raccoglie il giorno di San Giovanni e contrariamente dalle noci verdi che si raccolgono all’alba per trovarci ancor su la rugiada, quest’erba va raccolta con il massimo calore per dar forza ed energia ai preparati che si ricavano. Le noci verdi le raccoglie mio marito, perchè l’albero è troppo alto per la mia piccola statura, ma l’erba è mia competenza. Armata di cestino e cappello di paglia, raccolgo più fiori possibili per praparare il mio oliolito o il macerato alcolico. Non vi dirò l’uso perchè altrimenti vi svelo il nome botanico della pianta. Pensateci un po’….fuoco, fuocherello è proprio lei :l’……
Fuoco fuocherello era una delle tiritere che diceva zia Faustina per farci rendere divertente il trovare e rimettere a posto gli oggetti che noi bambine lasciavamo sparsi per la casa dopo i giochi così detti di ruolo. Un gioco di ruolo è ad esempio il gioco delle signore. L’armadio della zia era
regolarmente rivoltato per trovare abiti o oggetti utili al nostro travestimento. I cappelli erano la mia passione. Uno di questi era così bello che mi fu lasciato in ricordo dopo la morte della zia. Era confezionato con petali di velluto color corallo sovrapposti a formare una barchetta rivoltata. Ogni petalo era fermato da una perlina nera. Si calzava un po’ di traverso, raccogliendo i capelli sulla nuca. Da quel cappellino è nata la mia passione per la modisteria. Sia mia madre che io stessa avevamo una modista, dalla quale ci recavamo per farci confezionare i cappelli e questo sino agli anni ’70. Poi la modista morì più che ottantenne e non fu rimpiazzata. Allora cercai vecchi cappelli in mercatini dell’usato e nelle botteghe di vecchi abiti e raggiunsi una collezione di ben 50 cappelli che andavano dagli anni 20 agli anni 60. Poi il cappello è diventato di serie e non mi interessava più perchè non c’era estro in quelle serie. Insieme ai cappelli collezionavo: velette, spilloni, nastri e fiori di stoffa. I fiori di stoffa erano creati da mia zia Laura, già vecchia quando la conobbi, ma ancora attiva con le sue mani deformi dal troppo lavoro di minuteria. Confezionava fiori di ogni forma e tessuto ed era una delizia ammirare l’arte delle sue mani! A me regalava soprattutto rose e camelie, ma era capace di ben altro!
Sui cappelli di paglia di Firenze amavo inserire la frutta di cera, ma sui cappelli invernali non mancava mai la veletta e lo spillone il più delle volte in filigrana d’argento o perle di madreperla. Ogni occasione di uscita di casa era segnata da un cappellino, più o meno bizzarro. Quelli che io preferivo erano degli anni ’40, molto audaci ma femminili. Poi ad un certo punto capii che non “avevo più l’età” per sfoggiare quei deliziosi cappellini e li regalai ad una compagnia teatrale amatoriale. Tenni per me quelli che per un qualche motivo mi erano cari. Tra questi c’è un cappellino di paglia con veletta che avrei voluto indossare per il mio secondo matrimonio, ma non l’ho indossato perchè mi sono sposata l’anno scorso il 27 dicembre e il cappellino è appeso ad un chiodo come decorazione nella mia camera da letto. Sarà per un’altra vita! Adesso alla mia età, colleziono fiori veri ed alberi e cespugli di frutta saporita, perchè trovo utile e magico che le mie mani possano ancora dare nuova vita.

2 Maggio 2014 MAURA
Ancora una volta il mio computer si è “inchiodato” ed ho perso il mio diario.
Ricomincio sperando che questo diavoletto dispettoso non mi rifaccia brutti scherzi altrimenti sarò costretta ad usare un po’ di “Maga Maghella”: absolute suo munere fungi. absolute suo munere fungi. absolute suo munere fungi. Penso che sia meglio agire come strega !!!
Vi stavo raccontando che ieri tra una un acquazzone e l’altro, mi sono recata dalle mie api per vedere se era nella loro intenzione di sciamare. No, non ci pensavano neppure! La barba, tipica della preparazione alla sciamatura, non si era formata e le api bottinavano allegramente.
Io invece, guardando i miei orti infestati nuovamente dall’erba frutto di tanta pioggia, mi sono buttata per terra ed ho rivolto un messaggio agli esseri nascosti dietro le nuvole.- Ehi, signori di lassù…c’è nessuno che mi possa dare una mano? Se avete più mani è meglio, finiamo prima il lavoro!- Le nuvole correvano, sempre più gonfie d’acqua e il fulmine era pronto a saettare con loro. Soltanto un grillo canterino mi ha risposto, ma ho rifiutato il suo aiuto: è troppo piccolo….Mi sono rialzata e cantando….andiam, andiam, andiamo a lavorar tralallala lallalalla sono andata al primo orto.
Che disastro!!!! Beata te Biancaneve che seppur vivevi solitaria nel bosco avevi sette magici nani come aiutanti. Qui anche i nani fanno finta di non vedere, ma…adesso ci penso io a crearmi un nanetto ad hoc come aiutante! Devo solo scartabellare nel mio libro magico e trovare la formula. Poi penserò al nome, all’aspetto e alla funzione.
Ho raccolto l’acqua piovana che era rimasta nei catini e l’ho versata nel bidone blu dei macerati. Nei giorni scorsi avevo messo all’interno l’ortica con gambi e foglie a macerare con acqua radionica ed ora aggiungevo altra acqua. Tra 15 giorni la mistura magica sarà pronta all’uso. La dispenserò nei
trapianti, per prevenire l’infestazione di bruchi sui cavoli, ma anche per migliorare la fertilità del terreno. Nell’agricoltura biodinamica alla scopo di migliorare la fertilità si aggiungono al compost 6 erbe magiche: achillea, ortica, tarassaco, camomilla, valerina (radice) e corteccia di quercia. Io non
posso coltivare e ne le ho spontanee tutte queste essenze e quindi limito la mia azione ai macerati di: ortica, tarassaco, achillea e gramigna. Se queste erbe sono miracolose per gli umani perchè non usarle per il mio orto?
A proposito di stratagemmi per migliorare i raccolti dell’orto o del giardino, mi viene in mente un libro che lessi molti anni fa. Era un libro di confidenze di due signore inglesi che tra tazze di the e tramezzini, si scambiavano consigli per i rispettivi giardini e orti. Il consiglio più strambo (anche se quando sento parlare di stramberie rizzo le orecchie, perchè molte volte dietro le” stramberie” c’è genio e creatività) era questo che vi racconto.
L’una diceva all’altra che per far crescere sane e belle le rose bisognava interrare ai piedi delle stesse: grasso di maiale e ossa. Io ci ho provato,ma la cosa è stata gradita solo ai miei cani e gatti. Le rose hanno lasciato a essi il lauto banchetto. Ho raccontato l’episodio al mio “buon vicino filosofo” e lui seriamente mi ha risposto che non avrebbe mai fatto questo esperimento perchè non voleva sviluppare nelle sue piante un istinto cannibale nei suoi confronti. Ci siamo guardati in faccia ed abbiamo cominciato a ridere a crepapelle. Che bello ridere…migliora la qualità della vita soprattutto quando piove e l’umore e’ sotto terra. Yoga della risata!!
Però… sono riuscita a terminare il mio diario senza inceppature. L’incanto ha funzionato: mi meraviglio del mio potere stregonesco! Maga Maghella.

2 Maggio 2014 MAURA
Ben venga maggio /
E ‘I gonfalon selvaggio! /
Ben venga primavera! che vuoi l’uom s’innamori. /
E voi donzelle a schiera! con li vostri amadori,! che di rose e di fiori, /
vi fate belle in maggio,! Venite alla frescura! delli verdi arbuscelli >>

I versi di Poliziano cantano il Calendimaggio antica festa di origine celtica.
L’ontano è il simbolo magico della rinascita della natura: Calendario per la tradizione contadina, che assegnava alle foglie di quest’albero la prerogativa di voltare le foglie il giorno più lungo dell’anno. Insieme all’ontano, il maggiociondolo, la violetta e la rosa annunciano la bella stagione. Era antica tradizione appendere rami fioriti alle porte e regalare questi rami alle
belle ragazze da marito mentre le stornellate, chiamate maggiolate in toscana, inneggiavano alla stagione dell’amore.
Nel mio podere accanto al ruscelletto ci sono alberi di ontano e io cerco a fine autunno le piccole pigne per le decorazioni natalizie. Sono piccole e deliziose vicino alle bacche rosse dell’agrifoglio e ai rami sempre verdi dell’alloro. Un altro uso di quest’albero che ho sperimentato, è quello di pianta tintora. La corteccia tinge, con un processo un po’ lungo ma interessante, sia lana che cotone di un bel rosso. Ho sperimentato anche altre erbe o frutti o alberi allo stesso uso, ma quello che adoro è il rosa tenue del noce.
Ho detto anche che l’ontano è magico e viene usato per rafforzare tutto ciò che è “traballante”, comprese le relazioni d’amore. Ieri con il mio maritino c’era un po’ di tensione e quindi abbiamo deciso di festeggiare il Calendimaggio qualche metro più in alto in montagna ed ammirare di lassù i colori della primavera. Tutto era molto bello e fresco per la recente pioggia. Si vedevano all’orizzonte le montagne innevate e tra tutte spuntava la piramide del Monviso. Nella pianura brillavano i laghetti di origine glaciale e le nuvole formavano trenini in cielo. Era tutto perfetto per un bacio e un pranzetto all’aperto! Non c’è stato nessun incanto per portare pace in famiglia. L’incanto l’ha compiuto Lady Gaia. Ho riposto il mio sacchettino rosso con le erbe magiche ed ho stretto in un abbraccio tanta bellezza e mio marito!
Talismano per rendere stabile e duratura un’unione:
Sacchetto rosso di seta o cotone chiuso con nastrino dello stesso colore.
All’interno 7 foglie di ontano, un sassolino ed una spiga di grano, un bocciolo di rosa rossa e un granato…..e il vostro cuore sempre giovane !!!
Volete provare per la festa del Calendimaggio ad infiorare il vostro amore di magia?

5 Maggio 2014 MAURA
E’ passato il mal tempo….fulmini, tuoni e acqua a catinelle…, ma ieri il sole è ritornato da noi. Insieme al sole sono tornati gli amici a condividere il pranzo della domenica. Quando ero bambina la domenica era sacra e non si doveva assolutamente fare nulla se non preparare il desco domenicale. Il
pranzo domenicale non differiva molto da quello quotidiano, se non nell’aggiunta della pasta asciutta con grattatina di cacioricotta come condimento alla pasta al pomodoro. La salsa di pomodoro era una delle conserve che una brava massaia stipava per l’inverno, ma zia Faustina in dispensa conservava, appesi al soffitto, dei piccoli pomodori ricchi di succo e molto profumati. Quel pomodoro dopo la raccolta si appendeva in grappoli e lo si conservava così per tutto l’inverno. Bastavano pochi pomodorini per insaporire il minestrone o il pesce o qualche altro piatto sempre “economico” che la zia
inventava per sfamare noi bambine. Il piatto unico e le zuppe erano il pranzo della settimana lavorativa. Il secondo piatto non esisteva che la domenica e consisteva in verdure ripiene, durante l’estate, oppure il pesce: sostanzioso ed economico (una volta). La zia aveva la capacità di cucinare cose buonissime economizzando sugli ingredienti o i condimenti. L’olio era misurato a “giri”: per le verdure ci volevano due giri, per le minestre uno. Non era una questione di tirchieria, ma proprio le
materie prime, dopo la guerra erano care e non sempre disponibili. La zia era la “padrona” (come veniva chiamata da Elisa) e quindi custodiva appese alla cintura in vita, le chiavi della credenza e della dispensa. Ogni prelievo doveva essere autorizzato con l’arrivo della zia e delle chiavi. Noi bambine aspettavamo sempre che quelle benedette chiavi girassero nelle serrature per appropriarci del tesoro di ghiottonerie. Una ghiottoneria era lo zucchero e l’altra i cioccolatini argentati a forma di campanella. I cioccolatini ci arrivavano dagli zii d’America insieme ad altre cose che in Italia non si
trovavano ancora. Lo zucchero insaporiva il pane bagnato che una volta alla settimana era la nostra merenda. Altre merende erano: pane e pomodoro, pane e fichi, pane e mandorle, pane ed uva. Le nostre merende avevano, come ben capito, di base principale il pane, che per nostra fortuna non mancava mai, grazie anche alle forti mani di Elisa che ne impastava in gran quantità ogni 15 giorni. Lo zucchero inoltre, serviva per gli unici dolci che si potevano fare a Natale e Pasqua: la treccia con l’uovo sodo (che se ben ricordo si chiamava scarcedda) e tante perline colorate a Pasqua e le “carteddate” a Natale. Le carteddate profumavano di mosto cotto o miele e cannella. Se ne preparavano in gran copia per i poveri del paese, per i quali si imbandiva la tavola della festa dopo aver aperto la porta di casa per accoglierli tutta la giornata. Non eravamo ricchi, ma la nostra filosofia era: più doni e più sei in grado di ricevere. Se non svuoti la brocca, non puoi di nuovo riempirla d’acqua. Alla domenica c’era anche il rito della passeggiata con lo zio, seguiti un passo indietro da Elisa che vigilava sul nostro “decoro”. Noi bambine non potevamo mai uscire senza la nostra Elisa che controllava che fossimo sempre in ordine, pulite e che nessuno ci importunasse. In estate si andava a comperare il “gelatino” di limone o quello alla banana e d’inverno la focaccia al pomodoro o il panierino con la panna montata e la cannella. Profumi e sapori ai giorni d’oggi sconosciuti, perchè la panna era vera panna montata a
mano, il gelatino sapeva di limone dolce e non aspro e la focaccia era croccante e ben condita. La passeggiata si concludeva con l’acquisto del “Corrierino dei piccoli” che veniva religiosamente e con difficoltà, letto da Elisa che aveva imparato a leggere per amor nostro. Alla zia spettava il compito di leggere la ricetta della settimana riportata in fondo al giornale. Se era buona ed economica, la
ricetta veniva ritagliata dal foglio e conservata in uno speciale quaderno: il ricettario di casa nostra a cura di Faustina. Qualche ricetta ancora la ricordo e l’ho tramandata alle mie figlie, ma il ricettario adesso è curato da me e sarà lasciato in ricordo ai miei eredi: figlie, nipoti e forse …pronipoti.

5 Maggio 2014 MARISA
…e’ sempre un piacere leggerti Maura… e ogni fine pagina sembra chiudere un capitolo sempre con un pochino di emozione… spero tu ti renda conto… complimenti.
Buona giornata
Marisa

5 Maggio 2014 MAURA
grazie: scrivo per i miei fratelli cercando di inviare con queste righe un anelito di amore e speranza in un momento storico non sempre felice. Cerco di ricordare che la nostra generazione è uscita da una prova durissima, con molte ossa rotte, ma con la voglia di rinascere. La fede, il coraggio e il sostegno reciproco creerà un mondo migliore.
Con affetto
Maura vostra sorella nel cuore

6 Maggio 2014 MAURA
Indovina indovinello chi fa l’uovo nel cestello ? Per noi bambine suonava così: ditemi bimbe belle chi ha fatto l’uovo nel cestello? L’uovo nel cestello la gallina del vicino lo fece cinque volte. Le uova diventarono pulcini e poi cinque “disperate” galline. Ma andiamo per ordine…la bimba bella era mia
cugina, orfana di guerra ed adottata. Aveva una fluente chioma castano dorato, intrecciate con un grande nastro rosa.. Rosa era il suo colore preferito, mentre per me rimaneva l’azzurro: il colore dei “maschiacci”. Io ero tutta osse, le trecce erano “striminzite” e stretto era il nastrino che le fermava. Mia cugina era tutta rosa paffuta, io magra tipo “carestia alimentare”. Nonostante la mia magrezza e le tante malattie che mi stremavano, ero sempre il capo banda nell’ideazione di giochi e burle, il più delle volte queste ultime a carico di Elisa e delle galline.
Ma torniamo alle bambine e lasciamo le galline per un po’ calme nel pollaio.
Noi bambine, per la festa, indossavamo sempre vestiti rosa o azzurri che la zia acquitava nel mercato dell’usato degli americani. Gli americani occupavano ancora il nostro Paese e spesso si trovavano i loro prodotti nei mercati contadini. Noi acquistavamo abiti, scarpe, cappelli, ombrellini per il sole e le prime scatolette alimentari. Non mi ricordo però di aver mai assaggiato il contenuto delle scatolette, forse la zia l’avrà usate per alimentare qualche animale! Degli ombrellini invece mi ricordo, perchè erano belli e adorni di nastri e pizzi: il mio era bianco con il manico di midollino. Quello di mia zia era a fiori grandi e lo portava con grande grazia appoggiato a volte sulla spalla destra. Quando c’era il “solleone “era vietato uscire senza ombrellino, cappello di paglia e guantini di filo. Bisognava evitare l’insolazione, le scottature e la pelle scura come i “cafoni”. Ma io
ero scura di mio e chiara non sarei mai restata, quindi per me era solo un gioco: l’imitazione della grazia della zia. Durante la settimana si indossavano rustici grembiuloni ricavati dagli abiti dismessi degli zii o frutto della raccolta di abiti nella canonica. Quelli erano gli abiti brutti che si potevano sporcare e noi non mancavamo di farlo.
Quando i pulcini divennero galline, (senza gallo per evitare la fecondazione delle uova) iniziò la triste storia di compagne di gioco. Appena uscite il mattino dal pollaio, avevano appena il tempo di becchettare un po’ per poi entrare nel ruolo di bambole con fularino sulla cresta e culla di cartone.
Sopportavano così uno dei nostri giochi preferiti in assenza di bambole vere. Quelle care galline correvano tutto il giorno rincorse da noi bambine implacabili domatrici. Quando si decideva di giocare alle belle statuine: ovvero spingerle alla corsa per poi stopparle con il nostro “cococo”, erano talmente stremate che credo preferissero la pentola ai nostri giochi… Il richiamo: “co co co cococò” lo avevamo imparato da Luisa che lo usava quando voleva far abbassare le galline per poi portarle nel pollaio per fare l’uovo: “in pace di Dio”. Nonostante tutto le brave amiche di gioco, ci regalavano ogni giorno il dono di un caldo e bianco ovetto! Le nostre galline, come membri della famiglia, ci accompagnavano anche in città, quando si rientrava dopo la chiusura dell’orto. La chiusura dell’orto avveniva in modo graduale. Quando iniziava la preparazione delle conserve si capiva che la fine dei giochi all’aria aperta era prossima. Si preparava dapprima la conserva di pomodoro, imbottigliato e chiuso con tappo di sughero legato con la corda e poi sterilizzato nella grande caldaia sul fuoco a legna. Poi era la volta dei fichi secchi con mandorla all’interno e dei peperoni e melanzane sott’olio ed infine veniva raccolta l’uva. L’uva zibibbo era messa appesa ad essiccare nel
sottotetto appeso ai fili di corda per poi essere gustato a Natale. Mele e patate nella paglia e le cipolle ed agli appesi al muro intrecciati in grosse trecce. L’ultima cosa che si stoccava per l’inverno era la farina. Si andava al mulino a far macinare il grano duro. Non si buttava via nulla perchè la crusca andava alle galline e con il cruschello si facevano le “orecchiette”. Raramente si comperava la pasta in bottega, perchè la nostra farina la si usava per la panificazione, per le friselle, i taralli e la pasta.
Ma dov’erano nel frattempo le galline e cosa c’era nel cestello? A domani il seguito dell’avventura delle belle galline!!

7 Maggio 2014 MAURA
semine
mercoledì 7 maggio 2014
17.32
Oggi c’è un gran trambusto in casa e non riesco a seguire nessuna delle mie attività preferite. Vago da un orto all’altro: guardo, osservo, progetto, ma la minaccia di pioggia mi costringe nuovamente in casa. Decido di andare a trovare i miei vicini di baita, ma deve essere una visita breve perché non posso lasciare solo il mio vecchio Nero che ieri ha compiuto 17 anni. Auguri campione e nonostante le tue pipì, “fuori posto”, i tuoi latrati anche di notte, le tue cadute perché ormai le zampine non ti reggono, ti auguro con papà, Model e Focus: cento di questi giorni con noi.
Per una vita che si sta concludendo, ce n’è un’altra che sta iniziando: Hope un bel cavallino di nonna Ellen e Coretta è nato ieri ed è entrato nei cuori di tutti noi con la sua giovane esuberanza e la sua voglia di farsi largo nel mondo. Anche mia figlia allevava cavalli sino a pochi anni fa, ma erano animali da concorso di salto, mentre Hope farà il “cavallo di montagna”. Forte e robusto me lo vedo arrampicarsi sui dossi e sui prati profumati. Libero come dovrebbero essere tutte le creature, ma se a lui piace potrebbe trainare un carretto e trasportare il miele e le verdure che nonna Ellen, Coretta e zia Maura produrranno. Mi piacerebbe ritornare ai tempi, che io ho vissuto, di quando si andava in carrozzella o in carretto da un paese all’altro, da un mercato ad una bottega. La mia famiglia non ha mai posseduto questo mezzo, ma lo noleggiavamo con vetturino in cassetta per attraversare la città o recarci dal paese alla fermata della Corriera Sita. La corriera percorreva più velocemente la strada dalla campagna alla città, ma c’era sempre il problema,per mia zia, di trasportare le galline. Sì, eravamo arrivati ieri a questo punto cruciale del mio ricordo infantile: “le galline dove le mettiamo?” Ebbene, dopo aver preparato le conserve, appesa l’uva ai fili di essiccazione, seccato i fichi e macinato il grano, si dovevano sistemare le galline. Qui entrava in azione la creatività di zia Faustina: le galline viaggeranno in corriera con noi. Teniamo presente che agli inizi degli anni
’50, soprattutto nelle zone agricole, si spostavano gli animali di piccola taglia anche sui treni e sulle corriere. Mi è capitato di fare un viaggio in Basilicata nel 1978, quindi molti anni dopo e ancora nelle vecchie tradotte con i sedili in legno, ad ogni fermata salivano contadini con ceste di viveri e piccoli animali a seguito: cuccioli di pecore o capre, maialini, oche, galline. Pagavano un minimo supplemento di biglietto per il trasporto animali, ma mia zia non voleva pagare il biglietto ed era qui il vero problema. “Gli animali sono animali, diceva, e non possono pagare il biglietto”! Ma oltre il problema del trasporto c’era quello di sistemare delle galline in un appartamento, seppur grande, pur sempre in città. A questo problema aveva trovato una soluzione ottimale: fece costruire nel sottotetto un pollaio e per pascolare si recavano nella grande terrazza vista mare. L’organizzazione prevedeva che Elisa partisse due giorni prima per riaprire la casa e mettere le prime scorte nella credenza. Poi doveva allestire il pollaio con il fieno e la segatura e piazzare le trappole per i topi. Assolti questi compiti ritornava in campagna per chiudere il “villino” ed effettuare il trasporto delle galline. Il mattino presto si raccoglievano tutti i fiori del giardino e
si mettevano in una grossa cesta, poi si andava a chiamare il compare con il carretto. Arrivato il compare, si sistemavano le galline sotto i fiori e si intimava loro di dormire senza chiocciare sino all’arrivo a casa. La zia infilato il cappellino e i guanti, saliva sulla carretta e si metteva in grembo la cesta con le galline e all’ordine: “iameninne”, la carovana si avviava giù per la discesa sino alla fermata della Sita.
La tensione iniziava quando si doveva salire sulla traballante corriera anteguerra. Il viaggio era lungo 30 chilometri e le strade erano tutte salti e tonfi per le povere galline in cesta, ma nemmeno loro osavano disobbedire alla zia e quindi tacevano. Era però considerata l’opzione: tosse convulsa in
caso di necessità per coprire i versi non umani, ma più di tutto il segno della Croce come scaramanzia contro gli incidenti ed il chiocciare delle galline. Per sicurezza Elisa e la zia recitavano sotto voce il Rosario.

9 Maggio 2014 MAURA
Ieri giornata molto nera per il mio vicino. La volpe per due giorni consecutivi è entrata nel pollaio ed ha ucciso quattro galline. Il piccolo galletto ha difeso strenuamente il suo harem e grazie al suo coraggio, la mattanza si è limitata a quattro povere pollastrelle. A volte è molto difficile capire Madre Terra! Le poverette sono state dilaniate in modo orribile e la mia povera amica Bea è ancora molto scossa per l’orribile spettacolo. Quando sono arrivata a casa loro, era stato quasi tutto ripulito, ma alcune piume sul vialetto e la tristezza sui volti dei miei amici, mi hanno fatto capire la realtà: per un po’ di tempo non avrei più avuto le buone uova calde di nido!
A guardia del pollaio oltre al galletto c’era Vril. Vril è una bella femmina di pastore biellese: un raro caso di cane new age. Dolce, affettuosa, amica di tutti, è sempre accogliente con amici e ladri. Per lei ogni essere è buono e bello e quindi non sente la necessità di difendere il suo territorio. Fa la “guardia” a due famiglie: la mia e quella dei miei vicini. Si alterna nei due poderi: annusa, gioca, si fa coccolare, prende il sole, abbaia quel tanto che fa capire agli estranei la sua presenza e poi va a trovare altri amici. A sera decide di tornare al suo pollaio, ma a volte rimane davanti la mia porta di casa a godersi una notte stellata. Nel progetto dei miei vicini c’era quello di fare di lei un buon cane pastore di capre, ma dopo una incornata da cucciola, Vril ha pensato bene che quello non era il suo mestiere e quindi le capre sono state regalate ad un altro vicino ed addio miei deliziosi caprini alle erbe aromatiche! Dopo le capre sono arrivate le galline e Vril è entrata nel recinto delle galline per… mangiare il pastone di pane, cereali ed altre buone cose che entrano
nella dieta” gallinesca”. Quando è giunta la volpe è stata da lei accolta nella stalla dove dormiva e quindi la stessa, per niente impaurita, ha potuto indisturbata agire anche di giorno. Dopo le galline sono arrivati due teneri agnelli e Vril tutta contenta è andata con loro… a brucare l’erba. Splendida
crestura, figlia dei fiori… tu si che hai capito che la pace e la serenità interiore fa la vita bella! Dopo la commemorazione delle defunte, ci siamo seduti a scambiarci consigli e semi per i nostri orti. La vita continua….

12 Maggio 2014 MAURA
Vento fortissimo, abbassamento della temperatura… tutte queste follie climatiche sono il peggio per l’orto che cerca di crescere. Ieri ho sistemato il primo orto. Ho coperto di paglia gli spazi lasciati liberi sui bancali, per permettere la germinazioni dei semi. I fagioli e i fagiolini sono spuntati, ma
le lumache stanno già banchettando. Coretta ha dinamizzato la cenere dell’incenerimento delle limacce, secondo l’insegnamento biodinamico e me ne ha dato un po’. Diluito in 10 parti d’acqua l’ho sparso sulle culture a maggior rischio di attacchi lumache. Penso, che se il tempo me lo permetterà
incomincerò a sperimentare l’uso della piramide in uno degli orti, in attesa di creare dei campi di difesa energetica con cristalli caricanti ad hoc. Gli incanti stanno funzionando e l’orto, nonostante tutto è ben avviato. I pomodori stanno germogliando nei cassoni di semina e così i piselli, i finocchi e i porri. Ieri scrutando tra i bancali ho visto che nonostante le mie previsioni pessimistiche, le zucche hanno fatto spuntare il primo germoglio, ma le zucchine tardano. Quest’anno ho piantato tante zucchine perchè ho stabilito un baratto: verdure in cambio di pranzetto in trattoria. Le verdure
che baratterò saranno quelle in eccesso e quindi ho creato “l’eccesso”. Le patate, invece, le baratterò in cambio di frutta. Mi sento soddisfatta della mia capacità di autosussistenza! Ultimo lavoro concluso: melari sistemati sulle arnie. La sistemazione dei melari prima della fioritura dei castagni, mi serve, spero, per bloccare la sciamatura. Quest’anno preferisco che le api siano tranquille e si rinforzino. Non mi interessa nè aumentare il numero delle famiglie, nè un’abbondante raccolta di miele. Ho deciso che la cosa più importante è salvare la vita di questi cari ed indispensabili insetti. Le ultime notizie sul fronte api è molto triste e grave: stanno morendo in massa.
In Cina si provvede ad impollinare i meli a mano per mancanza di insetti impollinatori. Che tristezza… Com’era diverso il tempo che fu, quando serenamente si andava negli orti e nei campi di frumento. Con semplici mezzi manuali: zappa, vanga, rastrello, falce, si lavorava e ci si affidava con
fiducia alla Madre Terra. Il contadino entrava nel suo luogo magico con il suo sacchetto di sementi e con una ritualità antica, spargeva il seme nei solchi, poi con la stessa ritualità e sacralità invocava l’intervento divino a protezione dei raccolti. Così con semplicità e fede ci si affidava alla
Provvidenza. Oggi è tutto nevrotico perchè il Profitto è il nostro Dio. Ma io sento che la coscienza umana sta cambiando e sempre più persone stanno iniziando un cammino di Amore e Responsabilità, perchè tutto è Uno. La Madre ed io siamo una Unità: se salvo Lei salvo anche me dalle inevitabili conseguenze di comportamenti irresponsonsabili. Mi giro a guardare i prati… che splendore di luci, colori, profumi, suoni… Perchè l’uomo vuol distruggere e perdere questo meraviglioso dono? Percorro la stradina che mi conduce alle baite più in alto. Oggi il mio spirito ha bisogno di pace e riflessione. Sto ammirando la “Mirra odorata”: è un’ ombrellifera regale nel suo portamento aperto e ricco di fiori bianchi. Sta fiorendo in anticipo e gli insetti le fanno festa. Viene raccolta per fare tisane e liquori casalinghi. Non l’ho mai usata per nessuno degli scopi, ma penso che questo è l’anno giusto
per assaporare anche quest’erba profumata che ricorda la liquerizia e l’anice.
Più in basso ho raccolto i fiori di sambuco e l’ho messo in infusione in acqua, limone affettato con buccia e zucchero. Domani è pronta una fresca bevanda che può essere anche conservata tutto l’inverno previa sterilizzazione. Sto seguendo uno sciame di farfalle gialle. Aspettatemi… vengo con voi… oggi non ci sono… vado nel mondo fatato…

13 Maggio 2014 MAURA
Le farfalle mi hanno portato sui fiori e così mi sono accorta che le mie rose incominciano a fiorire. Dapprima si aprono le Galliche bianche e rosa carico e subito dopo si aprono le “Ice”. Quest’ultima è una rosa bianca leggermente profumata che fiorisce sino a dicembre, se il clima lo permette.
Sono fioriti anche gli ireos bianchi e screziati e tra poco: il vero giaggiolo fiorentino. Era usato dagli speziali fiorentini per preparare morbide creme emollienti. Le mamme di una volta davano da masticare il rizoma ai bambini in dentizione. Calma il dolore delle gengive arrossate.
Altra fioritura stupenda è il ginestrone dal caldo colore giallo. Anch’esso molto amato dalle api. Nei prati ci sono ampie macchie di trifoglio rosso e bianco e nel cielo “nevica il piumino” del tarassaco.
Tutto è pace… come si è lontani dal rumore e lo stress cittadino!!!
Su in alto volteggiano le poiane rincorse dai corvi imperiali. Nelle tane ci sono i nuovi nati: i volpacchiotti del boscoscuro e le lepri dell’orto grande.
Purtroppo la dura legge della sopravvivenza ha portato mamma volpe nel pollaio ed ha ucciso altre galline e il galletto è stato portato via ancora vivo. Nel pollaio sono rimaste quattro galline spaventate e tristi.
Oggi mi faccio coraggio ed entro nell’orto numero tre. L’anno scorso abbiamo notato vicino al muretto di pietra sovrastante l’orto: un’aspide. Sono quasi certa che è li intorno, perchè nello stesso luogo ho notato un ramarro, nemico dei serpenti. A me piacciono poco sia l’uno che l’altro animale, ma purtroppo ci devo convivere, perchè essi sono arrivati in questo luogo prima di me ed hanno uguale diritto ad abitarlo. Richiamo i miei cani che sono pigramente sdraiati al sole: sento in lontanando lo scampanare delle mucche. Le mie ospiti stanno arrivando e la transumanza è iniziata.

14 Maggio 2014 MAURA
Mentre la squilla di mezzogiorno rintoccava in valle, nuvole minacciose solcavano il cielo: il temporale era vicino. Sono entrata in casa ed ho deciso di preparare il mio pranzo: broccoli ancora dell’orto. Patate del mio raccolto, prezzemolo e aglio tritato. Un pranzo povero ma sostanzioso.
Conosco la cucina di molte regioni italiane, ma quella che preferisco è quella pugliese e toscana. La prima è molto semplice e priva di grassi animali, pochi fritti e pochi sughi pesanti. Molto stagionale e con reminescenze della cucina spagnola. Le “padelle” ricordano le “paellas”, ma senza incontri di carne con pesce. La tipica padella pugliese è fatta di patate, cipolle, pomodoro, zucchini, riso, cozze o sarde e capperi. Un giro d’olio, pecorino, pan grattato e poi… bracella. Ovvero: padella di ferro, fornella e carbone sotto e sopra il coperchio, per la cottura. Poi ci sono un’infinità di torte
salate, pizze e panzerotti, vegetali ripieni e al forno, ma il principe dei piatti è il pesce.
La cucina toscana: una fantasia di fagioli con funghi, sedano in acqua cotta, insalate selvatiche, panzanelle e olio meraviglioso su fette di pane “siocco” bruciato sulle braci. Dei molti modi di cucinare la carne non ne parlo, perché gli animali che si uccidono, sono miei fratelli. Mi direte che anche i pesci lo sono… è vero! Io li mangio solo, quando mio marito dimentico del mio essere vegetariana, me li porta trionfante nei pacchetti del mercato. Esulta nel mostrarmi il frutto della sua ricerca, ma a dire il vero, adesso si limita a: sarde, acciughe, cozze o vongole. Le prime due finiscono ripiene o impanate, i molluschi con salsa di pomodoro o in bianco con aglio e prezzemolo.
Quando decido il menù del giorno, vado nell’orto e guardo cosa mi viene offerto. In questo periodo ho molte coste, bietole, broccoli, puntarelle, verze e le sempre-eterne patate. Le patate sono in ogni dove. Tra i fiori, tra le aromatiche, nei bancali, nel prato. Un po’sono avanzi di precedenti raccolti e un po’ sono scorte invernali di scoiattoli e topi, che dimenticate in terra rigermogliano. Le insalate crescono dove vogliono e a me tocca solo il compito di ricordarmi dove sono nate. Nei bancali delle cipolle ed aglio sono rinate le bietole ed il nasturzio e tra poco in mezzo trapianterò il pomodoro che sta crescendo nei cassoni caldi. Il pomodoro che è già sui bancali, ha resistito al freddo e al vento, grazie allo schermo di erbe e ortica, che ho lasciato di proposito crescere a loro difesa. L’ortica accanto al pomodoro è una difesa naturale e migliora il sapore dello stesso. Provare per credere!
Il temporale si avvicina sempre di più e il vento mi fa volare vasi vuoti e cassette della frutta. Domani dovrò recuperare tutto nel bosco e sarà l’occasione per vedere le novità in quella dimora di madre natura. Non sento ancora i picchi e il cinghiale non mi ha ancora devastato il prato, ma dove sono? Mi piacerebbe adottare un cinghialetto: sono molto amichevoli se si dimostra loro la stessa amicizia! E sono anche molto intelligenti come i cugini maiali. Dovrò chiedere ai miei bassotti cosa ne pensano!
Ecco il tuono che rimbomba in valle… chiudo le tende ed attendo la fine del temporale. Chiudo le tende come mi ordinava di fare zia Faustina.”Meh”,diceva, “chiudete le finestre e le tende. Assettateve con i piedi sollevati da terra”. Poi Elisa era mandata di corsa dal sacrestano per far suonare la campanella per allontanare i fulmini e la grandine. La campanella l’aveva regalata alla chiesa lei, la zia, e quindi poteva esigere il favore di farla suonare per un buono scopo: salvare casa e campagna. Poi avveniva l’azione di difesa finale: coltello e rosario. Il coltello era piazzato sul tavolo rivolto alle finestre. “Iammme… il coltello attirerà il fulmine se arriva sulla casa”.
Mi sono sempre chiesta, ma se questo fulmine attirato dal coltello entrava in casa, avrebbe trovato la via d’uscita? Non so dire, perché ciò non è mai avvenuto, forse perché i rosari hanno funzionato meglio. Il rosario durava per tutto il temporale e oltre ed ad ogni fulmine c’era un: “mea culpa”, perché anche la tempesta era colpa dei nostri peccati. Finito il temporale si recitava: “salve Regina” e si accendeva la luce se le valvole del contatore avevano retto; altrimenti caldele o lampada ad olio sino all’intervento di riparazione se c’erano le valvole di scorta. Noi bambine non capivamo nulla
del rosario, perché era recitato in un latino quasi “maccheronico”: lingua a noi sconosciuta e che sapeva di grande magia a solo uso degli adulti. Quello che capivano erano gli atti dolorosi detti con drammaticità dalla zia che sottolineava la barbaria del supplizio. Ma cosa centravano gli atti dolorosi
con un temporale? Altro mistero… certo era che il temporale dopo un po’ cessava, ma il rosario di mia zia continuava. Noi bambine dopo un po’ ci addormentavamo sulle sedie, dimentiche dei supplizi, ma con la fantasia rivolta all’ inizio dei giochi del temporale: barchette di carta o spruzzi di fango?

20 Maggio 2014 MAURA
In questi giorni sono stata molto presa dal lavoro di recupero delle api sciamate e non è ancora finita… Le malandrine nonostante i melari che le dovrebbero occupare nello stoccaggio del miele, hanno pensato bene di formare una nuova famiglia. Per essere precisi, hanno formato due nuove famiglie. Una delle regine dello sciame è “vergine” ed io l’ho chiamata: sua maestà Elisabetta terza. Elisabetta mi sta veramente esasperando perchè continua a sciamare dall’arnia, che le ho allestito a regola d’arte con telaino col miele ed alimentatore, alla pietra dov’è atterrata la prima volta. Da quattro giorni alle sei del mattino la riporto nell’arnia e lei alle dodici sciama sulla pietra. Oggi le ho dato l’ultimatum; o resti dove ti metto o rimani sulla pietra tra le cacche delle mucche che pascolano lì vicino.
Per fortuna queste famiglie sono molto buone e poco aggressive e quindi le ho potute recuperare, anche dopo quattro giorni dalla sciamatura, prendendole nelle mani e depositandole così nella loro nuova casa. Sono esausta!!!
Nonostante le mie giornate le abbia quasi del tutto dedicate alle api, con l’aiuto prezioso di Lucia abbiamo potuto ripristinare un altro orto quasi abbandonato a sè stesso. Nel suo abbandono, confermando la teoria di Fukuoka, i fagioli, le insalate sono cresciuti senza problemi e negli spazi vuoti ho aggiunto: cipolle e cavoli. Anche i carciofi abbandonati a sè stessi stanno fruttificando: domenica raccoglierò il primo carciofo che unirò ad una patata per realizzare la frittata domenicale.
Mio marito sta abbandonando quasi del tutto l’alimentazione a base di carne, che riservava al giorno di festa e quindi: domenica frittata e forse giovedì gnocchi. Sì ,ho ancora tante vecchie patate in dispensa e seppure ho ancora tempo e spazio per piantarle, penso sia opportuno utilizzarle in cucina prima che germoglino. La conservazione delle stesse è stata soddisfacente nell’utilizzo di un cassone in legno e copertura di vecchie coperte. Niente patate gelate quest’inverno, nè attacco di topi. Direi che i topi e gli scoiattoli si siano ampiamente saziati con le patate lasciate in campo senza raccoglierle. Di proposito non raccolgo tutte le patate così che in primavera rispuntano da sole e prima delle altre che pianto in seguito. In pratica raccolgo belle e sane patate tutto l’anno e “la carestia” è scongiurata.
Un metodo di conservazione che una volta si praticava nelle campagne, era quello di sotterrare le patate tra strati di paglia ricoperti di terra. Così si faceva anche per carote e altri tuberi e da me la cosa è fatta naturalmente poichè gli orti ed i cassoni caldi sono sempre ricoperti di paglia o fieno
vecchio, quindi una dispensa naturale per l’inverno per i tuberi “abbandonati”.
Da due anni a questa parte sto notando che la semina con piccoli semi, ha difficoltà a germinare sui bancali. Ho studiato la cosa con il mio vicino, sempre tra un caffè e biscotti al cioccolato, e siamo giunti alla conclusione che la colpa è degli uccelli. Notiamo che è aumentata la popolazione di merli, cincie, pettirossi a scapito di corvacei e potrebbero essere i ladri dei nostri semi. Questa mattina ne ho avuto la conferma: un merlo beccava nel mio orto! Ma chi ha rubato le mie piante di zucca? Sto indagando: ho scagionato dal reato le lumache che sono momentaneamete assenti. Chi resta da incolpare?
Forse il grillo talpa? Holmes è in azione!
Sarebbe il caso di relizzare una trappola, ma non vedo buchi che mi facciano pensare ad un attacco di grillo talpa. Mah…mistero profondo!
Intanto tra tante indagini mi fermo ad ammirare le mucche al pascolo. Sono proprio brave le mie “tosaerba”: il prato è quasi del tutto rasato. Le capre hanno fatto un buon lavoro sui rovi. I topi e gli scoiattoli mi hanno seminato le patate. Le api hanno disseminato i cavoli e le insalate e se accolgo un cinghialetto… potrei anche arare il campo di frumento. Questi sono i miei aiutanti ed io sono come Cenerentola in un mondo magico e fatato!

21 Maggio 2014 MAURA
Sua Altezza Elisabetta terza ha vinto. Mi sono arresa. Elisabetta è ritornata nel suo Regno sulla Pietra sotto il piccolo pero. Oggi le ho sistemato il “castello” su una impalcatura in legno sopraelevata dal terreno. Le ho somministrato gli oligoelementi e le ho augurato: “lunga vita alla regina vergine” ( per poco). E’ una piccola famiglia, spero riesca a superare l’inverno. Io l’aiuterò, naturalmente, somministrandole preparati naturali a base di tisane ed oligoelementi. Le mie api, considerandole esseri senzienti, ovvero in grado di operare liberamente le loro scelte esistenziali, sono sempre state sane e sagge. Le perdite di famiglie sono avvenute per mani sconsiderate di esseri umani oppure per eccesso di freddo in inverno. Mai nessuna malattia le ha colpite. Non ho quasi mai applicato i principi di allevamento dell’apicoltura ufficiale e sono stata più vicina alle informazioni e riflessioni in merito di Steiner e della biodinamica.
Questa famiglia è la discendenza dello sciame che da solo due anni fa è entrato in un’arnia che avevo allestito nella loro attesa. L’arrivo è avvenuto nel mese di luglio: una sciamatura anomala per il periodo e la modalita’.
Dopo la perdita di tutte le famiglie a causa di un lungo e rigido inverno, in primavera mi apprestavo a ritirare all’interno tutte le arnie vuote, quando sentii una vocina dentro di me che mi diceva: lascia all’esterno due arnie allestite ed attendi le nuove famiglie. Una arriverà da sola e l’altra ti
sarà donata. Così avvenne. La famiglia donata fu un dono di nozze di un esperto amico apicoltore. La mia voce interiore è quella che mi guida ed ora l’ascolto con molta più attenzione e fede, perchè è Dio che parla nel cuore. La mente mente: il cuore mai. Il cuore: la vera Mente divina.

26 Maggio 2014 MAURA
Quanto lavoro… sabato mi sono recata ad Occhieppo dagli amici “dell’orto condiviso”. Quanto lavoro c’è ancora da fare, ma è importante fare. L’azione genera energia e “da cosa poi nascerà cosa “: non solo fragole e patate, ma solidarietà, sostegno, conoscenza, serenità… Le fragole e le patate
allieteranno la tavola, ma i bei sentimenti: l’animo. Al rientro a casa ho condiviso con un amico del gruppo altre informazioni e pensieri ed ho provato una grande gioia nel capire che nell’essere umano si sta facendo strada sempre di più il concetto del dono senza contropartita. Questo concetto è
veramente divino ed è la strada maestra per entrare nel Nuovo Mondo. L’agricoltura è una grande maestra! Fai bene il tuo lavoro, spartisci con chi puoi quello che hai, sostieni chi ti chiede un aiuto, rispetta gli animali e le piante e nel momento che compi tutte queste azioni ti sei donato la pace interiore. Il contadino è custode e trasformatore della vita che Madre Terra ci offre generosamente e gratuitamente. Che grande lavoro di responsabilità e amore è questo! Da custode e trasformatore, ho donato dei semi e patate al futuro nuovo orto di Occhieppo, con l’augurio di tanti buoni raccolti!
Ritornata nel mio campo sono andata a trovare le api per accertarmi che tutto fosse tranquillo e poi ho fatto un giro negli orti. Purtroppo le lumache sono ritornate e qualche danno lo stanno provocando, ma io semino sempre in abbondanza e quindi mi rimane sempre un raccolto per me oltre che per loro.
Una volta le campagne e i frutteti non erano così attaccati da ospiti indesiderati. Ai giorni d’oggi i nostri raccolti sono vittime anche di “ospiti” provenienti da altri continenti (a seguito della globalizzazione dei mercati) e il nostro habitat fatica a difendersi. I castagni sono ancora ammalati e forse anche quest’anno i frutti saranno scarsi e poco appetibili. Il castagno è una delle vittime di malattia importata da lontano. Sono ottimista, avrò sempre un albero che mi donerà i suoi frutti per la mia marmellata e la mia zuppa con cavolo nero! Sento nel mio cuore l’amore e la protezione della Madre.

29 Maggio 2014 MAURA
Continua a piovere e l’abbassamento della temperatura sta danneggiando gli ortaggi più freddolosi. Oggi andrò dai pomodori in pieno campo e metterò loro una copertina ulteriore di paglia e letame. Le melanzane e parte dei peperoni sono in vaso contro il muro di pietra e coperti con il telo non telo. Per tutto mi affido a Madre Terra. Quest’anno si prevede un’estate torrida e un inverno gelido. Mi sto preparando per fronteggiare le due situazioni: scorte d’acqua in nuove cisterne e legna tagliata ed accatastata davanti a casa. Questa estate la legna sarà tagliata a misura per le stufe, ma solo betulla e frassino. Il castagno ha bisogno di almeno 4 anni di stagionatura e dilavatura sotto l’acqua e la neve per poter essere utilizzato. Ho anche una buona scorta di fascine e legnetti scartati nel taglio principale degli alberi. Tutto serve! Raccolgo anche ricci di castagne e foglie secche. Il fungo del fuoco sta crescendo sui ceppi ed anche questo sarà frutto di raccolta, a tempo debito, per accendere la legna nelle stufe.
Domenica, in quelle poche ore di sole, mio marito ed io abbiamo pranzato all’aperto e come nostra abitudini, ci siamo estasiati a contemplare la fioritura delle rose. Due sono le nostre preferite: la rosa antica color porpora delicatamente profumata e una rosa gialla “creme caramelle” profumata di vaniglia. Le abbondanti piogge hanno fatto bene agli alberi da futta che portano sui rami molti piccoli frutti. Il fico che ho piantato anni fa, strappando un getto basale ad un altro albero del frutteto in pianura, quest’anno è rigoglioso. L’unico albero che sta male è il “pero delle api”, ma
penso che le stesse siano sciamate in quel posto per poterlo curare. Non so come stia la corte di Elisabetta terza, perchè con il clima umido è meglio non aprire l’arnia, ma appena possibile le farò visita. In caso di aumento della popolazione aggiungerò dei telaini da cova e da scorta e poi deciderò per il loro trasferimento nell’arnia grande. Dimenticavo… anche il pesco nato da un nocciolo buttato a caso è ammalato: ha la bolla. Mi ero organizzata ad irrorarlo con la poltiglia bordolese, quando ho letto una notizia molto interessante: curare la bolla senza curare. Questa notizia sarà la mia
soluzione facile ed economica. In pratica si tratta di potare l’albero in estate, asportando tutti i rami infettati e togliendo a mano tutte le foglie restanti. Sembra che con questo metodo, l’albero, l’anno seguente, fruttificherà in abbondanza e senza malattia. Sperimentiamo!!!
Il pranzo di domenica? Mio marito mi ha preparato un buon risotto alla milanese (ha imparato finalmente a mantecare il risotto ) ed io gli ho preparato la prima crema di stagione: ricotta di capra con fragoline di bosco.
La ricotta va frullata con rosso d’uovo, fruttosio e vaniglia e poi vanno aggiunte le fragoline. Per me la ricotta di capra o di pecora sono le migliori: più dolci e cremose adatte proprio per la pasticceria. Costituiscono anche il ripieno dei deliziosi cannoli siciliani o delle sfogliatelle napoletane (con scorzetta di limone amalfitano). Che delizia!

30 Maggio 2014 MAURA
Con il mio vicino filosofo uomo rinascimentale, ma per sua richiesta: uomo medioevale, siamo riusciti a conversare un pomeriggio intero sull’argomento: zucchine, zucche e fagioli. A dire il vero, c’e’ stata una breve divagazione sul generatore di Keshe, ma tutto sommato ci interessava di piu’ la non produzione di zucche,zucchine e fagioli. Siamo convinti entrambi che il Mondo sia ad una svolta epocale e la vera salvezza per l’umanita’, potra’ giungere solo da un’assunzione di grossa responsabilita’ sociale, ambientale, morale ecc, ma soprattutto dal saper coltivare: zucche, zucchine e fagioli. Quest’anno questi ortaggi stentano a venire su qui in montagna! Fa troppo freddo e le situazioni climatiche sono instabili… Ci e’ venuta in soccorso l’esperienza “montagnina”. C’e’ un detto che dice : “non piantar fagioli se la neve copre ancora il cucuzzolo delle montagne.” Ho guardato le montagne di fronte e… la neve c’e’ ancora, ecco il motivo della mancanza di piante di fagioli, ma sara’ la stessa cosa per zucche e zucchine?
Soluzione: l’uomo medioevale in groppa al suo destriero e’ andato in serra ad acquistare delle piantine ed io, che non ho destriero perche’ e’ invalido, ho ripiantato zucche e zucchine nelle serrette. Se la neve in alto sui monti la settimana prossima si sara’ sciolta, ripiantero’ per la terza volta fagioli e fagiolini rampicanti. Naturalmente i fagioli nani sono spuntati da un pezzo, perche’ meno freddolosi, e con la nuova luna dovrebbero crescere velocemente.
Altro problema sono le patate nate ovunque e a dismisura per via dell’abbondante pioggia ed io che avevo previsto la consociazione con le zucchine, dovro’ pensare ad una soluzione alternativa. Le patate ormai troppo alte possono creare ombra alle zucchine ancora piccole. Nonostante i miei sei
orti, al momento, ho problema di spazio utile al trapianto di specie orticole molto bisognose di sole e caldo. Tre orti sono a ridosso del bosco e quindi inutilizzabili perche’ ombrosi: adatti ad insalate, bietole, coste, cavoli e simili famiglie.
Due dei miei orti ombrosi sono la mia passione! In origine erano la culla di un mare di felci e rovi. Anno dopo anno con zappa e mani, ho strappato il tutto e l’ho sostituito dapprima con le mie solite patate e poi il grano saraceno. La terra e’ diventata fertile e le prime erbe spontanee sono nate.
Ecco l’elenco delle piante spontanee, ma naturalmente e’ parte della straordinaria fioritura che attirano api, farfalle, coccinelle, uccelli, veloci lucertole, ramarri, rospi, orbettini. Iniziamo dalle grandi margherite, l’ambretta, liliacee ed orchidee, silene bianca, erba morella, cicerchia montana, erba cimicina, geraneo selvatico, bistorta, erba stella, un gran numero di graminacee selvatiche e tante altre erbe che non cito per non annoiare. Al termine dell’inverno nascono tutti i fiori piů belli che la montagna puo’ donare e in autunno i settembrini selvatici si intrecciano a
quelli coltivati, mentre dagli alberi pendono gli ultimi frutti: mele e nespole tedesche. Di mio in mezzo a tanta bellezza ho aggiunto peonie e dalie, ireos, ortensie bianche e blu, rose, viburno palla di neve, lilla’ e la Madre ha ribattuto con biancospino, ginestrone, acero montano, ciligio selvatico ed iperico. Dimenticavo: i cespugli di ribes, uva spina e mirtilli e la gran quantita’ di erbe aromatiche che ho piantato in dieci anni di invenzione del mio orto giardino, pascolo preferito delle api e consolazione del mio cuore innamorato della bellezza di Madre Terra.

31 Maggio 2014 MAURA
L’incenerimento e la dinamizzazione è un processo lungo e infatti lo faccio fare ad una amica gentile e disponibile. Ho trovato nei miei libri di biodinamica questa soluzione: buttare un certo numero di lumache in un macerato fresco di ortiche e si lascia riposare per alcuni giorni e poi si irrora i luoghi infestati. Oppure 60 lumache macerate in 8 litri di acqua per 3 o 4 giorni mescolare ed irrorare. Anche da me fa ancora freddo anche se il mio podere è posto a sud e i boschi intorno fanno da barriera a freddo e vento (barriere di permacultura e sinergico). Le piante in linea di principio sono in grado di difendersi da sole. Io mi difendo dal freddo anche fuori stagione tenendo gli orti sempre coperti da paglia o altro. Uso cassoni caldi e serrette per le piante che non possono essere seminate in pieno campo. Lascio barriere di erba dietro ai bancali dove ho già trapiantato ortaggi freddolosi. Faccio andare in semenza le verdure che si disseminano da sole a tempo debito secondo la saggezza della natura. Per lo iodio vero o falso: diradare le piante, rotazione triennale, evitare posizioni umide, irrorare con the di equiseto.
Ieri ho dimenticato di citare tra le erbe spontanee che popolano i miei orti/ giardino selvaggi la Luzula. Forse è la mia erba prediletta. E’ un’erba leggera che agitandosi anche ad una leggera brezza, imita le onde del mare. E’ bianca ed in alto forma mazzetti delicati che alla rugiata o sotto l’acqua
brillano come lucciole. Da questo sfavillio simile a quello delle lucciole, si deve il suo nome. La sua disseminazione è ad opera del vento. Da me cresce nel posto più ventoso del podere e dà una pennellata di leggerezza a tutto l’insieme fiorito. Una pianta che ho piantato anni fa, è la digitale. Ormai è una infestante, che però mi tiene lontano le talpe. E’ stupenda nel suo portamento alto e fiero. Non teme il freddo e l’acqua abbondante di questi giorni ed è sempre lì ogni anno a ricordarmi che in mezzo a tanto bianco, giallo e verde del giardino/orto, lei mi dona la tonalità purpurea. Quando c’è il sole e nelle ore più calde, al suo interno si agitano i bombi e le api ed io son lì tra di loro ad ammirare la gioia di queste creature intente a succhiare il buon nettare. Da ex pittrice trovo che questo giardino è un tocco di genio creativo, pittorico e scultoreo impareggiabile. Le Fate qui giocano e ballano e con le loro manine distribuiscono grazie!

5 Giugno 2014 MAURA
Piove e piove…,ma non mi fermo per questo. Nei pochi sprazzi di sole corro a catturare lumache ed a fare l’inventario dei danni. Ho trapiantato le zucche sotto il muretto di casa per proteggerle dal freddo e per permettere “l’arrampicata libera “. Lascio sempre alle zucche molto spazio fuori dall’orto per far sì che crescano e si espandano a loro piacere. In genere ho sempre avuto ricchi raccolti, (che baratto con chili di farina con un negozio amico) piantandole in buche ricche di compost e letame e non disdegno neppure l’uso di erba tagliata di fresco e in via di fermentazione. Quest’ultima operazione mi permette di aver un maggiore apporto di calore per degli ortaggi che amano il caldo. Tra tutte le qualità di zucca preferisco la “Chioggia” perchè si presta di più alla conservazione. La pezzatura è grande e anche la produzione tardiva di zucche che non arrivano a maturazione, vengono da me usate come “zucchine”. Finiscono in padella trifolate o fritte a mo’ di
cotoletta alla milanese, ma vegetariana. Tra poco trapianterò i finocchi nati nelle serrette e metterò a dimora, al loro posto: cavolo nero e cavoletti.
Per fagiolini, agretti, rapanelli e carote: nessun segno di vita.
Nei cassoni caldi c’è abbondanza di pomodori pronti al trapianto e di piselli che invece rimarrano lì per tutto il periodo vegetativo. I nuovi porri sono spuntati, ma grazie agli scoiattoli aiuto seminatori, nello stesso cassone sono nate le patate violette. La coabitazione è impossibile perchè lo spazio è poco e i porri sarebbero perdenti. Allo spuntar dei fiori di patate sarò costretta ad estirpare la pianta. Nei bancali quasi identica sorte per le patate invadenti: taglio della parte aerea sino alla crescita dei pomodori piantati prima dell’imprevisto spuntare delle patate. Le patate sono nate e cresciute velocemente per via delle abbondanti piogge, altrimenti avrebbero avuto una
crescita più lenta. I pomodori nonostante il clima freddo stanno bene, perchè ben protetti da letame e paglia. Nei cassoni sono nati sia i pomodori “ciliegini” che quelli “russi”. Questi ultimi li ho acquistati l’anno scorso al castello di Masino alla fiera di Primavera. Il costo 4 euro la pianta. Ne
ho acquistate due e da quelle ho ricavato anche la semenza. Essendo pomodori di rapida crecita e resistenti al freddo, sono per me le piante ideali per gli orti di montagna. Tra poco ne distribuirò alcune piante ad amici che si sono impegnati a conservarne la semenza. E’ importante conservare i nostri semi, ne va di mezzo la nostra libertà alimentare a duro rischio in questo periodo storico di gandi sopraffazioni. La libertà ci viene dall’auto sufficienza e da una mente e un cuore aperto e lungimirante.

5 Giugno 2014 MAURA
Esempio di semine in agricoltura sinergica
Primavera
Una volta che le piante sono avanti nella produzione, si possono seminare tra i piselli, sempre in postarelle (una ogni due piante) i fagioli rampicanti. A zig-zag, tra questi ultimi ed i piselli, vanno seminati o trapiantati i pomodori (in questo modo alcuni saranno in linea con le leguminose, altri più spostati verso sud). Quando le piantine di pomodoro sono abbastanza alte, si possono mettere a dimora tutto intorno le piantine di basilico. Più tardi, man mano che si raccolgono le carote, nella
stessa linea, si potranno seminare o piantare bietole e aggiungere fiori con azione repellente come la rosa dell’India (Tagetes erecta), il garofano indiano (Tagetes papula) o il nasturzio (Tropaeolum). Lungo i lati dell’aiuola, mentre si raccolgono cipolline ed aglio, si possono seminare porri e/o cipolle, evitando però di riutilizzare le buche lasciate libere dalla liliacea precedente. Le insalate vanno raccolte tagliandole al di sopra del colletto, in modo che la pianta possa continuare a vegetare e, se la temperatura e la varietà lo permette, tornare a crescere o, semplicemente, andare a seme.
Via via che la stagione si fa più calda si può continuare, dove c’è spazio, ad effettuare nuovi trapianti (sempre affiancando le nuove piante alle vecchie) fino a che non fa troppo caldo.
Ovviamente, quando la temperatura raggiunge valori molto elevati sarà bene dare la preferenza alle specie più resistenti (come la cicoria) che non vanno rapidamente in fiore, oppure si può tenere il terreno occupato con piantine di senape (sarà sufficiente un pugno di semi per riempire i vuoti lasciati dalle insalate), avendo cura di cimare regolarmente le piante per evitare di farle
andare in fiore. D’altra parte, le foglie di senape sono ottime in cucina (si preparano come le cime di rapa ed altre verdure analoghe) oppure si possono usare come pacciamatura.

10 Giugno 2014 MAURA
Ora fa caldo ed il mio problema maggiore è dare la giusta quantità d’acqua agli ortaggi, ma nonostante non abbia in funzione un valido sistema di irrigazione riesco ugualmente a tenere in buona salute soprattutto le piante da poco trapiantate. Oggi ho dovuto rincalzare un bancale che con le piogge delle settimane precedenti era un po’ scivolato verso valle. Ho preso la terra dal vialetto ed ho creato un canale a nord per arrestare un eventuale flusso violento d’acqua e nello stesso momento corservare la stessa come scorta d’acqua al bancale. Ho ripulito dalle infestanti mantenendo però in vita il tarassaco e una pianta di malva. Ho raccolto per il mio stufato d’erbe le erbe selvatiche e le più vecchie le ho tagliate per portale alle galline del mio vicino. “Tarassaco per le ovaiole uguale a un bel tuorlo giallo” mi dice sempre Franco. Cosi io appena posso raccolgo questa buona selvatica e
corro dalle sue galline. Quest’oggi mi sono guadagnata in cambio un bel pezzo di formaggio di capra che ho gustato con il mio stufato di erbe ed il primo fungo della stagione: una mazza di tamburo.
Quest’abitudine a raccogliere erbe l’ho sviluppata maggiormente durante i soggiorni estivi in Valtellina. Avevo casa a Livigno una località a 1870 di altitudine. Nei primi anni ’70 il turismo in questa località non era molto sviluppato, così che si poteva godere ampiamente di tranquillità, aria pulità e compagnie “sane”. Non c’era nulla a Livigno, se non splendidi” panettoni” d’erba ben rasata, ruscelleti freddi e garuli, donne in costume per le strade e le malghe, “bitto” “bresaola” e burro “vero” di panna. Questo era tutto quello che la località offriva insieme alla splendida visione del Bernina. Ero una giovane mamma con tre figlie da “contenere”, ma poichè pericoli in paese non ce n’erano perchè abitato da “quattro tranquilli gatti”, per quasi tutto il giorno potevo dedicarmi alle mie passioni: dipingere e sferruzzare. I miei lavori a maglia consistevano in cuffiette ricamate con lane colorate, sciarponi e giacche foderate di flanella tirolese con passamaneria a decori di stelle alpine e genzianelle. Si sferruzzava in compagnia di altre mamme e il cicaleccio era sempre molto interessante, intercalato con le urla di richiamo per i nostri figli. I nostri bambini avevano dato vita ad una banda di monelli che scorazzava su e giù per i “panettoni” a bordo di scatoloni di cartone per poi bagnarsi nei ruscelli nel tentativo di creare dighe. Lo scopo era deviarne il flusso e creare così piccoli laghi per il gioco delle barchette di “balsa” o quanto altro potesse galleggiare. I giochi si facevano seri quando la pastora chiamava tutti i bambini ospiti della sua casa per preparare il burro con la zangola, oppure aiutare a girare il fieno. Il gioco del burro era molto ben organizzato e consisteva in sedersi in cerchio e ritmare una canzone con il su e giù della zangola. Dopo due giri di bambini cantanti, il burro era pronto. Non mancava alla fine la merenda sul prato con pane di segale, burro e marmellata. Una volta alla settimana si andava per erbe e funghi. A quell’altitudine i funghi erano solo le bianche vesce e le erbe erano quelle che si potevano raccogliere nel fertile terreno intorno alle baite abitate da pastori. Il “buon Enrico” era la nostra verdura che preparavo in frittata o in risotto. Altre erbe buone e commestibili le trovavamo solo più in basso dopo i boschi di conifere. Quasi ogni raccolta di frutti o erbe terminava verso ferragosto, perchè in quella data l’estate finiva con le prime nevicate, ma i giochi e lo sferruzzare continuava nelle case sino al rientro in città, il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico.

14 giugno 2014 MAURA
Facciamo il punto della situazione: cosa c’è ancora da fare negli orti?
Innanzi tutto ieri in una rapida occhiata agli alberi da frutta, mi sono accorta che gli uccelli hanno mangiato i frutti di ben tre alberi di amarene e quindi quest’anno niente scirippo e niente liquore.
Tutti gli altri alberi stanno bene e credo che arriveranno a maturazione mele e pere. L’albicocco si è ripreso dallo sdradicamento invernale dovuto al vento e la neve ed ha messo nuove foglie, ma niente frutti. Non ho potuto visitare i susini perchè il frutteto lontano non è per me raggiungibile per via dell’erba altissima. All’interno di questo frutteto ci sono molti cespugli di ribes e mirtilli oltre a diverse vecchie lavande. Come staranno? Appena avrò l’aiuto di un’anima generosa che taglierà l’erba, spero di poter accedere al frutteto e di poter raccogliere i piccoli frutti per le mie gelatine.
I primi giorni di luglio sarà il momento buono per preparare le talee. Quest’anno ho promesso ad Ellen e Franco talee di rosa Iceberg ed ad altri amici talee di ribes. Per me dovrò sostituire le lavande rubate e la clematide che vorrei usare come copertura del futuro gazebo. Purtroppo tra le lavande rubate ce n’erano due particolarmente difficili da reperire: la lavanda rosa e quella bianca. Due meraviglie che non rallegreranno più il mio giardino accanto alle rose! Negli orti devo ancora finire di trapiantare i pomodori che si trovano nei cassoni caldi. Sono tanti e non so se avrò spazio per tutti,a ci sono orti amici ai quali potrò donarli. I piselli stanno fruttificando. Le patate sono in ogni dove e in molti casi, invadenti e poco desiderate, ma le ringrazio per la loro generosità. Nei cassoni ho trapiantato i finocchi, ma con mia grande sorpresa, dopo qualche giorno dal trapianto, ho
visto spuntare in mezzo le piante di cetriolo che avevo dato per perse alla prima semina infruttuosa. Ma eccoli lì tra i miei finocchi. Ed ora dove li trapianto?… e non parliamo di zucche e zucchine che stanno nascendo persino nei vasi di fiori. Ma chi li ha seminati lì? Come faccio a trapiantarli se
sono nati in mezzo a fiori e alle brassiche? E’ un lavoro di fine “chirurgia” per sdradicarli senza rovinare altre piante! Nelle serrette sono spuntati anche cavoletti, cime di rape, cavolo nero. Li trapianterò in luna vecchia, ma nel frattempo nel cassone caldo seminerò il cavolfiore e tenterò con quello violetto oltre al bianco. Una bella sorpresa nell’orto. Facendo ordine nell’orto grande ho trovato tra le patate due splendidi cavolfiori bianchi dei quali non avevo memoria. Saranno il pranzo di oggi, con pasta, olive, acciughe ed aglio oltre ad una spolverata di pane grattuggiato leggermente
abbrustolito. E’una ricetta siciliana. Passano i giorni ed i mesi e l’orto è sempre più ricco anche di ortaggi difficili da coltivare qui da me, ma persino le melanzane e i peperoni sono vicini al raccolto. Al caldo contro il muro sono già in produzione ed ho colto la prima melanzana proprio ieri. Evviva ce la sto facendo anche quest’anno ! Con la mia melanzana in mano ricordavo l’abbondanza e la precocità delle verdure nell’orto di zia Faustina. Un tempo stabile e caldo era tutto quello che le piante richiedevano, perchè la terra lavica faceva il resto con tanta generosità. In quest’epoca il grano duro era vicino al raccolto e tra le spighe dorate faceva capolino il fiordaliso e il papavero. Pace idilliaca e gioia per noi bambine che ci buttavamo a capofitto tra l’oro per raccogliere a fasci quei fiori. Nella corsa sfrenata verso casa, purtroppo perdavamo tutti i petali dei papaveri ed alla zia arrivavano solo le capsule che però lei sistemava ugualmente nei vasi per vederci felici nonostante tutto.
Lasciai quei luoghi incantati e quei giochi infantili all’età di sette anni per non farne più ritorno. Dalla corriera che mi portava verso la nuova casa, rivolsi con le lacrime agli occhi un ultimo sguardo alla mia terra natia. Addio colline cupe di boschi di querce, addio dolci paesaggi di bianco tufo e campi sterminati di grano e olivi. Vi terrò sempre nel cuore anche se adesso il mio passo percorre paesaggi di altra bellezza con maestose montagne, freschi ruscelli e boschi di castagni. Non porto più i sandali alla francescana, ma robusti scarponi!

21 giugno 2014 MAURA
Dopo una settimana di silenzio per motivi tecnici: un fulmine ha centrato la parabola e i ripetitori per il collegamento internet, sono di nuovo attiva.
Vorrei dire che ho chiuso il diario delle semine e grazie a Emilie e mia figlia Valeria (grafica), ho visto il prodotto impaginato da inviare alla casa editrice segnalata da Antonella. Non mi aspetto altro che il grande divertimento della narrazione che ho potuto condividere con Voi!! Grazie.
Tra i tanti messaggio accumulati sulle mie poste elettroniche e facebook, mi ha colpito la notizia della ripresa dell’idea di creare la scuola libertaria.
Credo di essere stata una delle prime mamme ad aver ritirato nei lontani anni’70, una figlia da scuola. Così feci con la mia più piccola bambina, essendo in disaccordo con i metodi d’insegnamento di una collega. La preparai agli esami di quinta elementare, stimolando in lei il senso critico, liberandola dai falsi miti e mostrandole la libertà di una mente aperta e ricettiva. Ci siamo divertite! L’esame è stato superato. Mia figlia Cristina sta seguendo quelle orme e in prima elementare ha ritirato il figlio dalla scuola pubblica, riportando in casa l’insegnamento. Collegandosi via internet con altre mamme che seguono lo stesso tragitto etico, morale, libertario, ha creato una scuola telematica, amichevole e gioiosa. Credo che tra poco anche mia figlia Valeria, dovrà, soprattutto per motivi economici, ritirare sua figlia dalla scuola superiore di Varallo Sesia. Consapevolezza e voglia di rendere liberi i propri figli, sono la molla che fa scattare la “ribellione”. Il prezzo da pagare ? Il sapere che per questa società siamo dei diversi, che forse i nostri figli non avranno un futuro lavorativo facile, che forse si alieneranno molte amicizie giovanili. La risposta? Abbiamo il dovere e il diritto di educare i nostri figli secondo coscienza. Abbiamo il dovere di liberarli da lacci e laccioli di una società ormai marcia dalle fondamenta. Abbiamo il dovere e il diritto di mettere i primi mattoni di una nuova edificante civiltà di pace ed armonia. Lo dobbiamo alla Vita. Tutto il resto passa in secondo piano: educare …..l’istruzione è un falso mito di una società che crea schiavi. Questo è il mio contributo ad una scuola libertaria.

8 luglio 2014 MAURA
Ieri i nostri orti sono stati colpiti duramente dal maltempo. Cosa fare?
Innanzi tutto ricordiamoci che esso è figlio di Madre Terra, una grande Entità cosmica che in questo momento, come noi umani, sta soffrendo per il grande lavoro di purificazione che ci sta rigenerando e portando verso una nuova esistenza di pace ed armonia. L’orto quindi ha la sua sensibilità e in esso convivono sentimenti di felicità e tristezza, gioia e paura, proprio come noi umani. Colleghiamoci ad esso con il nostro cuore e mandiamogli immagini positive di bellezza e rivolgiamogli parole di pace, mantra, suoni e canti che lo possa rassenerare. Sul piano materiale offriamogli il dono di tisane di
camomilla e macerato di ortica che caricheremo radionicamente con il “rescue remedie” dei fiori di Bach. Rincalziamo la paglia e togliamo i rami rotti delle verdure allontanandole dall’orto per evitare l’assalto delle lumache.
Dopo la conta dei danni, vediamo il da farsi. Se zucche e zucchine sono state danneggiate, lasciamole ugualmente sul bancale, perchè forse potrebbero ugualmente riprendersi, ma nel frattempo ripetiamo la semina su cumulo di letame per accelleare la germinazione. Fagioli e fagiolini: risemina, ma solo del tipo nano. Verze estive… purtroppo possiamo pensare a riseminare solo quelle autunno /inverno. Porri? Andiamo in vivaio ad acquistare le piantine. Le patate non dovrebbero aver sofferto e così le cipolle da bulbo. Il prezzemolo e il sedano si riprenderanno, no così per il basilico. Tutte le insalate si possono tagliare un po’ sopra il colletto basale per permettere la ricrescita, idem per coste e bietole, ma è bene riseminare nelle serrette per poi trapiantare sui bancali.
I pomodori… ho paura che per quest’anno non ci sarà raccolto. Tra poco avrò le date per le semine e trapianto del calendario steinerino. Ci indicherà con più affidabilità il periodo astrale migliore per una buona riuscita di questa semina o trapianto, così da avere più possibilità di buoni risultati. Alle api sto dando nutrimento ed argento colloidale ionico per sostenerle e non farle ammalare. Più del bottino di miele mi sta a cuore la loro esistenza.

10 luglio 2014 MAURA
Le date per le prossime semine e trapianti partono da martedì, tempo permettendo.
In questi giorni sono stata protagonista di una gara di solidarietà che mi ha lasciata senza parole. Finalmente dopo una settimana di mancanza d’acqua corrente in casa, da questa generosità, ho avuto il ripristino della stessa. Ho riflettuto molto su quanto accaduto e dato che nulla avviene a caso, mi è
stato confermato che è importante ed urgente in questo momento essere solidali, pratici, generosi e con un cuore aperto al “servizio” come pratica devozionale e divina. Grazie di cuore fratelli!!!
Si è parlato molto di acqua e sorgenti, ma anche di orti. Ho promesso una mia personale considerazione sui metodi che stiamo adottando negli orti e questo è il mio dono. Permacultura, biodinamica, sinergico, naturale di Fukuoka. Dei primi due non ho esperienza profonda. Nel primo si fa uso di macchinari ed animali entrambe le cose per me non utilizzabili per i costi e per il mio credo vegetariano. Il secondo: la biodinamica èstupenda, ma troppo complicata nella sua realizzazione non avendo (mi ripeto) mezzi agricoli o braccia umane se non le mie. Mantengo però salva la filosofia e la spiritualità che è alla base del metodo, che è per me fonte di continuo studio.
Il sinergico mi è più congeniale, perchè l’ho scelto dopo aver frequentato la scuola di Emilia Hazelip. Certo ho dovuto fare molti aggiustamenti dovuti al fatto che il luogo dove opero è al limite dell’altitudine utile alla coltivazione. Altri ne dovrei fare, ma mi mancano braccia e possibilità
economiche. Terrazzamenti, serre, laghetti per mitigare il clima, riserve idriche, ulteriori frangivento, aratura per la semina dei cereali. Forse il tempo e la necessità di “sfamarsi” porterà altre anime sensibili in questi luoghi. Credo però che il futuro sarà diverso. L’agricoltura naturale di Fukuoka…: ti rendo omaggio Maestro! Sì, perchè non fu solo un agronomo, ma un grande maestro di vita. L’ho sempre consultato con il contatto dei nostri cuori e nel momento della sua morte (da me in quel momento ignorata) mi è apparso, luminoso e benenedicente esortandomi a proseguire nel mio compito.
Qual’è l’insegnamento di Fukuoka? La Natura ci è madre e non matrigna. E’ saggia e sa produrre anche senza il nostro intervento. Ama i suoi figli ed è in grado di sostentarci anche se noi la deturpiamo in continuazione. “L’agricoltura del non fare”, perchè qualsiasi cosa l’uomo faccia per Lei, di fatto è contro di Lei. All’uomo manca l’illuminazione e l’umiltà di rivolgersi a Lei come madre chiedendole i suoi doni: così semplicemente e senza sforzo.
Noi siamo solo capaci di violentarla e strappare ciò che è il suo corpo e la sua anima. Fukuoka è il contadino della nuova Era: in una mano ha il cesto per la raccolta dei frutti, nell’altra il suo cuore.
Questo è il mio dono che in tutta umiltà vi porgo, insieme alla lezione che ho appreso in questi giorni con la distruzione degli orti dovuta alla eccezionale grandinata. Quest’anno avrei dovuto seguire più l’aspetto magico e devozionale della natura, tralasciando la coltivazione. Avrei dovuto aver fiducia nella Madre. Il tempo inclemente e la mancanza dell’estate mi costringono a fermarmi
e a salvare ciò che ancora si può salvare. Siamo nella fase dell’ultima battaglia tra il bene e il male. I nostri Fratelli galattici sono qui con noi per aiutarci in quest’ultima, pesante prova di sopravvivenza della specie. Cerchiamo di essere saldi nella fede universale basata sull’Amore condiviso verso tutte le forme di vita. Non ci viene richiesto altro: Amore che annulla tutte le divisioni e le paure. In pace.

4 commenti

4 pensieri su “Diario di una contadina di montagna molto speciale…

  1. Pingback: Nuova pagina dedicata all’orticoltura naturale | BIELLESE IN TRANSIZIONE

  2. Valerio

    finisce qui il diario o sono io che non trovo la continuazione? grazie mille Maura per esistere!!

    • ellenbermann

      Ciao Valerio, sì, al momento finisce qui in quanto quello che vedi pubblicato veniva raccolto da mail di Maura e “editato” da una persona, che al momento non ha purtroppo più il tempo da dedicarvi. Saluti, Ellen

      • Lina Lauretta

        molto interessante, mi piacerebbe entrare nelle tue converszioni, sapere di più dall to amico dell’esperienza dell’orto per i piccoli, ho un nipotino Sono da sempre convinta che la terra può darci da vivere, abito a Napoli, sto da qualche anno facendo orto, ma capisco poco, sarei contenta e grata delle vostre conversazioni
        Lina Lauretta

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